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ARPIA
Intervista a Leonardo Bonetti

Il nuovo album degli Arpia, l'ottimo "Terramare", ci ha condotto con tutta naturalezza alla realizzazione di questa intervista con il bassista e vocalist della band, Leonardo Bonetti. Come potrete immaginare, non si tratta di una conversazione come le altre, preso atto dello spessore del Nostro, dalla squisita disponibilità, e della qualità delle sue argomentazioni. Un tassello in più nella (ri)scoperta del mistero degli Arpia...

Prima domanda d'obbligo per i lettori che non conoscono ancora gli Arpia: potreste tracciare un resoconto, dagli esordi ad oggi, della vostra carriera analizzando nei dettagli ogni singola uscita?

Arpia è nata nel 1984, e l'occasione è stata in parte casuale, più precisamente un concerto per la festa di Carnevale. Da uno scherzo, dunque, è nato tutto: nel giro di un anno già avevamo composto brani originali dopo una lunga discussione orientativa su quello che volevamo fare. Ecco, questo è stato chiaro fin da subito: non avevamo per nulla intenzione di scimmiottare gruppi famosi né tantomeno di tentare un fantomatico successo, anzi devo dire che avendo come unico obiettivo la libera espressione di noi stessi, non avevamo nessuna speranza di poter 'pubblicare' un qualche nostro lavoro. La nostra intenzione agli inizi era semplicemente di dare voce a ciò che spontaneamente scoprivamo dentro di noi e per fare questo parlavamo, ci riunivamo, suonavamo, senza che ci fosse soluzione di continuità: così nasce "De Lusioni", prodotto impregnato di filosofia, con un po' di nichilismo, esistenzialismo, molta letteratura decadente impiantati su una musica dalle tonalità oscure e dai ritmi fortemente cadenzati. Esce in cassetta nel 1987 solo per l'incoraggiamento e lo stimolo costante di chi ci stava vicino e che riteneva meritasse di essere pubblicato. Dopo un anno (1988) esce già "Resurrezione e Metamorfosi", frutto di un progetto ambizioso, una lunghissima suite (dura più di 40 minuti) su un testo ermetico ed onirico che si sviluppa in un divenire continuo, in stretta relazione con le strutture musicali. Dal vivo nel frattempo iniziano sperimentazioni teatrali, per cui tentiamo a più riprese di superare il modello classico del concerto, per approdare a spettacoli che prevedono l'intervento di attori, scenografie, mimi.
Il lirismo assoluto di "Resurrezione" non poteva a questo punto avere altre tappe evolutive, quindi la fase successiva, di transizione verso suoni più diretti e testi più aderenti al reale, si sviluppa in un lavoro molto più breve dal titolo "Bianco Zero" (1990). Subito dopo esce il primo disco, un EP 33 giri in vinile con soli due brani, "Idolo e Crine" e "Ragazzo Rosso" per la BTT RECORDS. Quest'ultimo brano sarà pubblicato nel 1995 anche nel primo CD per l'etichetta PICK UP RECORDS dal titolo "Liberazione". Questa fase è contrassegnata dall'introduzione dei synth e dal conseguente cambiamento dei rapporti tra utilizzo dei riff e strutture armoniche. "Liberazione" è un concept imperniato sulla ricostruzione di un periodo storico ben preciso: gli anni che vanno dalla lotta partigiana alla fine della Prima Repubblica. Il tutto non è visto nell'ottica della storia ufficiale, ma attraverso le vicende delle persone comuni che sono state spettatrici o che per un caso fortuito sono sfuggite ad uno di questi appuntamenti con la Storia.
Negli ultimi anni l'evoluzione verso soluzioni ritmiche e sonorità più istintive e meno rarefatte porta ad un allargamento del gruppo con collaborazioni che vedono l'intervento di Paola Feraiorni alla voce e di Tonino De Sisinno alle percussioni. Nel contempo il lavoro del gruppo si incentra su un allargamento delle basi armoniche delle composizioni, con un utilizzo più libero degli intrecci tra chitarre, synth e voci. Il risultato di tutto questo si concretizza con l'uscita recentissima di "Terramare" per LIZARD RECORDS e ANDROMEDA RELIX.

Il sound degli Arpia si é evoluto negli anni, pur conservando certe prerogative come la strutturazione dei brani (i cambi di scenario all'interno dello stesso pezzo) e le ambientazioni teatrali, consolidando un approccio tipicamente 'art' rock: vi riconoscete in questa disamina?

Sì, gli elementi della continuità e dell'evoluzione sono sempre presenti nei nostri lavori. Il fatto, ad esempio, che i primi demo siano stati rigidamente strutturati e composti con la formazione a tre (chitarra, basso, batteria), mentre da "Ragazzo Rosso" in poi, fino a "Terramare", ci sia stata l'introduzione delle tastiere, non ha prodotto un'incoerenza nella linea di evoluzione del gruppo. Inoltre i testi sono sempre stati un elemento importante nella composizione, e l'interazione con la musica indirizzata ad una ricerca espressiva. E' questa ossessione per l'espressione libera da vincoli che, probabilmente, caratterizza il gruppo e la sua ricerca artistica.

In vent'anni di onorata carriera sono filtrate pochissime informazioni a proposito degli Arpia, stampa specializzata a parte. Come spiegate questa sorta di 'alone misterioso' che circonda il gruppo sin dai primordi?

Potrei dire che non posso rispondere, perché altrimenti cadrebbe l'alone misterioso che ci circonda. Ma, a parte gli scherzi, credo che anche i gruppi abbiano una loro psicologia, e il nostro è un gruppo molto 'introverso'. Non c'è nessun calcolo in questo.

"Terramare" introduce un'analisi del dualismo tra i sessi e gli elementi da una prospettiva 'erotica': potreste approfondire questo concetto?

E' vero. Il tema che unisce i vari brani è quello classico dell'amore visto nella prospettiva della tradizione poetica e popolare del 'contrasto', cioè della tenzone amorosa tra i due amanti. Tutto prende quindi le mosse dalle più antiche poesie della letteratura italiana come "Rosa fresca e aulentissima" di Cielo d'Alcamo, o nel "Lamento" di Rinaldo d'Aquino, o in "Luminosa" di Guido Cavalcanti o, infine, in "Tacciono i boschi e i fiumi" di Torquato Tasso, che vengono calate musicalmente in una miscela che si ispira alla storia della musica popolare e si fonde con le atmosfere elettriche e d'ambientazione che sono più propriamente il nostro patrimonio musicale. Naturalmente non si tratta solo di poesie in musica: molti brani partono dai versi di una poesia antica per poi trasformarsi in testi originali o viceversa (ad esempio il brano "Libera"). Uniche eccezioni "Rosa" e "Terramare". Infine ci sono testi completamente originali (ad esempio i brani "Bambina Regina", "Diana", "Mari", "Piccolina", "Metrò", "Umbrìa"). Insomma si è trattato di una sfida per la nostra musica, quella di entrare in contatto con la tradizione popolare e colta legata alle esperienze musicali e poetiche 'd'amore'.
La modalità in cui ciò si è espresso è legata semanticamente al titolo "Terramare". Vi è insito il contrasto e l'affinità dei termini 'Terra' e 'Mare'. L'orizzontalità. La fisicità. Non c'è spazio per l'elemento che viene subito alla mente: il cielo. Questa è la base filosofica o meglio il contesto in cui si inserisce il discorso amoroso: non ha diritto di cittadinanza l'idealizzazione della donna propria della tradizione stilnovista, che vedeva l'elemento femminile come strumento di avvicinamento a Dio e la purezza platonica d'amore come strada di virtù; ma quella più bassa dei 'contrasti' tratti dalla cultura popolare, anche se filtrati a volte da poeti 'colti', in cui la ritrosia della donna non era mai presa sul serio ed era elemento di un gioco delle parti con forti, pur se più o meno latenti, contenuti sessuali.
Ebbene 'Terra' e 'Mare' sono elementi di fisicità e di sessualità ma non possono essere considerati completamente omogenei. La 'Terra', polo di realtà certa, è 'Terra' solo in quanto divisa da un'altra 'Terra d'oltramare'. E il 'Mare', come esperienza di ricerca e di sostentamento dell'uomo, ma anche come sentimento del rischio legato all'irrazionale, è sostanza intermedia. L'irrazionalità dell'elemento marino è più volte riferita al femminino e al materno sia nelle sue connotazioni positive che in quelle negative. Terra e Mare quindi, l'essere uomo e l'essere donna, sono 'poli', ma di una continuità reale e riconoscibile; su un piano comune, dove il sentimento del mistero dell'altro è vivo e messo in gioco continuamente.

In sede di recensione abbiamo citato taluni rimandi all'opera di Ivano Fossati e, per certi versi, Fabrizio De André nell'ambito di alcuni nuovi brani (come "Rosa") dal tipico retrogusto 'mediterraneo'. Quale la vostra opinione al proposito ed il vostro parere sugli artisti sopracitati?

E' un accostamento che mi ha in parte sorpreso, perché nessuno mai aveva fatto questi nomi accostandoli alla nostra musica, ma che mi ha d'altra parte fatto riflettere su un aspetto della nostra evoluzione musicale di cui, probabilmente, non ero ancora consapevole. In effetti, ad esempio in "Discanto" di Fossati, possono essere rintracciate alcune tematiche e alcune soluzioni melodiche che possono ricordare brani come "Rosa". L'accostamento a De André, poi, è per noi molto lusinghiero, essendo egli una delle più originali espressioni musicali del nostro paese.

Come si é sviluppata nel tempo la collaborazione con Paola Feraiorni?

Paola ama definirsi la 'voce di contrasto' degli Arpia. Inizialmente il bisogno era stata quello di dare corpo all'esigenza di 'contrasto' che era evidente nel progetto "Terramare". Poi il rapporto si è sviluppato fino alla composizione di brani che esprimessero maggiormente le potenzialità della sua voce e che sono sfociate in pezzi che appartengono già ad un nuovo progetto, quindi ancora inediti.

Come nasce una canzone degli Arpia? Come viene gestita la fase di scrittura all'interno del gruppo? La vostra line-up risulta peraltro particolarmente solida, giacché non si sono mai verificati avvicendamenti in tutti questi anni...

In generale si parte da qualche idea musicale che prende corpo insieme a versi staccati, senza nessi troppo evidenti. La struttura del brano prende corpo quindi attraverso una fase di gestazione abbastanza lunga. Questa fase viene svolta fondamentalmente da me, sia dal punto di vista musicale che dei testi. Poi inizia il vero e proprio lavoro di confronto e di costruzione che nasce spontaneamente durante le prove, momento importantissimo e che sfruttiamo al meglio proprio per l'affiatamento che abbiamo raggiunto suonando da venti anni insieme. Nessun cambiamento infatti è avvenuto nella formazione, a parte le recenti collaborazioni esterne di Paola Feraiorni alla voce e Tonino De Sisinno alle percussioni, più specificatamente in "Metrò".

L'opera degli Arpia é spesso stata accostata alle sonorità 'hard rock': quanto, effettivamente, tale rimando sussiste oggi nella vostra proposta musicale, ed in quale misura vi ha influenzato agli esordi?

Effettivamente siamo stati molto influenzati dall'hard rock e dal metal dei primissimi anni ottanta. Questi moduli espressivi e queste sonorità, pur se in continua trasformazione, ci accompagnano dagli esordi per arrivare fino alle ultime composizioni. Credo che sia uno degli aspetti costitutivi del nostro linguaggio musicale e che difficilmente potremmo eliminare senza comprometterne la spontaneità.

Cosa pensate della scena musicale attuale? Ci sono gruppi che apprezzate e seguite con particolare attenzione?

Devo essere sincero. Abbiamo difficoltà a seguire l'evoluzione degli altri gruppi. Soffriamo anzi di un certo isolamento, dovuto probabilmente sia ad una nostra chiusura che ad una certa pigrizia. L'introversione di cui parlavo prima è poi l'altra componente che limita i rapporti con altri progetti musicali. La naturale conseguenza è che abbiamo esercitato un confronto con singoli musicisti e con artisti che si esprimono con linguaggi diversi dalla musica.

L'artwork di "Terramare", particolarmente evocativo, é ad opera di Ettore Frani: potreste raccontarci qualcosa in più sulla vostra collaborazione?

Tutto è nato per un'intuizione di Fabio Brait che ha 'scoperto' in una galleria di Roma un quadro di Frani e ne è rimasto così colpito da comprarlo. Ciò che lo aveva impressionato era la profonda sintonia che rintracciava tra quell'opera e la nostra musica. Il passo successivo è stato immediato e siamo letteralmente piombati a Termoli, dove lo abbiamo incontrato personalmente e abbiamo avviato un rapporto veramente proficuo. Lì abbiamo discusso sin da subito dell'opportunità di fare qualcosa insieme, e l'idea del libretto del CD è nata immediatamente.
Ho poi potuto apprezzare appieno, in una sua personale qui a Roma, le sue straordinarie "piazze", i suoi "sentieri", tutti in un linguaggio scarno e essenziale; sono le opere che preferisco, che più mi scavano dentro, insomma l'espressione profonda di un paesaggio che, per me, è interiore. La sua arte mi sembra, comunque, sempre significativa, mai gratuita; e questo, ne sono convinto, è il senso più vero del suo impegno e del suo lavoro.

Quanto sono importanti i testi nell'universo creativo degli Arpia?

Naturalmente sono molto importanti. La vocazione poetica è uno dei fondamenti di Arpia. Il nostro sentimento della parola è fortemente suggestionato dal mistero della moltiplicazione interpretativa. Ogni testo che sia frutto di un'urgenza espressiva, è sempre insestinguibile, produce senso ad ogni lettura. La parola poi è razionalità, pensiero, sistema di idee che producono dialettica e interpretazioni del mondo, e questo è per noi un aspetto molto interessante. Infine la parola è musica. L'antica poesia veniva cantata e accompagnata da strumenti a corda. Proprio come quella giullaresca di Cielo d'Alcamo che abbiamo musicato in "Rosa".

Quali sono i vostri progetti futuri? Come contate di promuovere "Terramare"?

Abbiamo in cantiere, insieme ad Ettore Frani, l'idea dell'allestimento di uno spazio scenico in cui dare vita a uno spettacolo teatrale. Su questo progetto stiamo lavorando e speriamo di poterlo realizzare nei prossimi mesi. Per la promozione cercheremo di suonare dal vivo e portare un po' in giro il nostro "Terramare" per farlo conoscere e, speriamo, apprezzare. Intanto in una galleria romana stiamo organizzando una presentazione del disco accompagnata dall'esposizione di alcune opere di Frani.

Una curiosità: sono ancora disponibili le vostre prime (ed ottime) release su cassetta ("De Lusioni", "Resurrezione e Metamorfosi", "Bianco Zero")? Sono previste eventuali ristampe su CD?

Sì. Sono disponibili su CD e possono essere ordinate sul nostro sito www.arpia.info Inoltre uno dei nostri progetti futuri prevede l'uscita ufficiale di "Resurrezione e Metamorfosi" su CD. E' un nostro sogno ma speriamo di poterlo rendere concreto, magari l'anno prossimo.

Grazie per l'intervista! Vi lasciamo concludere come preferite la nostra conversazione...

Vorremmo concludere con i nostri ringraziamenti alla LIZARD RECORDS di Loris Furlan e ad ANDROMEDA RELIX di Gianni della Cioppa che hanno creduto in noi e ci hanno dato l'opportunità di dare di nuovo voce ad ARPIA. Inoltre grazie a te e a Sensorium per lo spazio che ci avete concesso e un ringraziamento grande a tutti quelli che, dopo dieci anni di silenzio, non ci hanno dimenticati e subito, con il loro entusiasmo, hanno ripagato il nostro lavoro con la migliore delle gratificazioni possibili.

Michele Dicuonzo

 

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