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CAMILLOCROMO
Intervista a Gabriele Stoppa

L'album d'esordio dei Camillocromo, "Musica Onirica Per Film Immaginari", é ben rappresentativo di una realtà fiorentina che ha ancora l'ambizione e la voglia di mettersi in gioco. Quello di questi ragazzi é, come lo definiscono loro stessi, un "viaggio intimo e irriverente" in cui la musica riluce di mille colori e vibra di mille suoni solo apparentemente distanti. Abbiamo contattato il disponibile Gabriele, batterista dell'ensemble, al fine di approfondire il discorso...

Come nasce il progetto Camillocromo? Raccontateci degli inizi...

Ci siamo riuniti per la prima volta nel 2003 in uno studio di registrazione, per incidere dei brani scritti da Alberto Becucci (fisarmonica) per un cortometraggio. Ci conoscevamo già tutti per altre esperienze musicali di vario genere, ma in questa formazione abbiamo trovato una particolare alchimia mai sperimentata prima. L'esperienza si è ripetuta per altri due cortometraggi e alla fine ci siamo trovati fra le mani un repertorio originale. Abbiamo riarrangiato i pezzi e ne abbiamo aggiunti di nuovi, e poi li abbiamo presentati dal vivo. Tutto è andato bene ed eccoci qui.

"Musica Onirica Per Film Immaginari" recupera sonorità balcaniche e sudamericane su una base tipicamente jazz: quali i vostri intendimenti alla base di tale mélange sonoro?

L'album è il risultato delle esperienze live successive alle prime registrazioni. Abbiamo inciso tutto il cd in un giorno, in presa diretta e senza alcuna sovra incisione, cercando di rendere, per quanto possibile, l'atmosfera che si respira ai nostri concerti. Per quanto riguarda i nostri intendimenti, possiamo dire di avere tutti una base di jazz che poi ognuno ha sviluppato nella direzione che riteneva più opportuna. Ciò che ci unisce sono i Balcani, Cuba, la Spagna, New Orleans e naturalmente l'Italia.

Il platter sciorina svariati 'traditional': come ed in quale misura siete soliti attingere dal repertorio popolare?

Se per 'popolare' si intende ciò che appartiene alla cultura di un popolo, allora tutta la nostra musica attinge dal popolare. Anche il jazz, come spesso purtroppo si dimentica, nasce come musica popolare, e forse muore laddove la si vuol far apparire come 'musica da camera'; è musica di neri che non trovavano espressione nella sola musica occidentale. Anche noi siamo dell'avviso che non è possibile ignorare le proprie origini, e anzi è dalla consapevolezza di chi siamo e dove siamo che traiamo la forza per proporre qualcosa di nuovo.

All'ascolto del disco ho avuto modo di visualizzare scenari tipicamente felliniani: il grande regista italiano rappresenta un'influenza distintiva all'atto della scrittura delle vostre composizioni? Quali sono gli altri realizzatori che siete soliti prediligere?

Si', chiaramente Fellini è dentro ogni artista chi voglia dirsi italiano. Non abbiamo una risposta alla seconda domanda, oguno di noi ha dentro tutto un percorso originale che gli ha fatto incontrare i suoi 'realizzatori', percorso che poi è la sua vita.

Quali sono le vostre colonne sonore o compositori preferite/i in ambito cinematografico?

Direi i classici: Morricone, Rota, Sakamoto, Bregovic. Una menzione speciale al lavoro svolto dai Madredeus in "Lisbon Story" di Wim Wenders.

I Camillocromo hanno già curato le musiche per alcune produzioni cinematografiche in collaborazione con la London Film School: potreste fornirci ulteriori ragguagli a proposito di tale esperienza?

Le produzioni a cui fai riferimento sono "Alone/Together", "Fine Stagione" e "Troppo caldo per Birillo". Sono produzioni inglesi per la regia di Duccio Chiarini. Nei prossimi mesi lavoreremo ancora con lo stesso regista per un cortometraggio e, successivamente, per un film.

La vostra musica induce senza dubbio alla danza: cosa accade nel mentre delle vostre esibizioni dal vivo? Quale la partecipazione del pubblico?

Abbiamo un largo spazio di improvvisazione nei pezzi e ciò ci permette di poter interpretare l'atmosfera della serata, e fare il concerto che sentiamo. Ci piace molto muovere le gambe del pubblico, altre volte ci piace muovere la sua immaginazione.

Potreste raccontarci della 'scena' locale, quella toscana: avete contatti/affinità con altri gruppi, o vi considerate un'entità a parte?

Non abbiamo solo contatti con altri gruppi della zona, ma vere e proprie compenetrazioni. Ognuno dei musicisti del gruppo collabora in altri progetti musicali (e non) e ne trae sempre nuove esperienze da portare nei Camillocromo. La scena musicale di una città è ciò che rende grande i gruppi che ne emergono. Non a caso, i più grandi jazzisti della storia avevano tutti suonato insieme, nelle stesse città. Noi crediamo molto nel crescere insieme a tutte le realtà artistiche di una città. Purtroppo questo cozza con la dura realtà di una città come la nostra, che tutto fa meno che aiutare gli artisti, oltre che con gli artisti un po' più affermati, che guardano solo al proprio interesse.

Alcuni brani di "Musica Onirica Per Film Immaginari" sono disponibili sul vostro sito internet (www.camillocromo.altervista.org) per il download: cosa pensate del web in termini di veicolo promozionale per una band all'esordio come la vostra?

Chiaramente è un mezzo utile per velocizzare i contatti. L'importante è usarlo consapevoli delle sue grandi limitazioni in ambito comunicativo. Un gruppo può dire molto attraverso un disco ma non tutto, tanto meno attraverso un sito web. Ciò che noi trasmettiamo, la nostra musica, vive la sua forma più completa solo dal vivo; come d'altronde è sempre stato nella storia della musica, anche se ultimamente sembra un concetto dimenticato.

Quali sono i vostri immediati progetti futuri?

Ci aspettano concerti nella zona per i prossimi mesi, e a Giugno saremo a Barcellona per un festival e per una piccola tournée: per i dettagli vi rimandiamo al nostro sito. Quest'estate, come già anticipato, dovremmo incidere altre colonne sonore, questa volta non immaginarie!

Michele Dicuonzo

 

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