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"Into The Blue"
Intervista ai NOVEMBRE

Ne hanno fatta davvero tanta di strada dagli albori - targati Catacomb - ad oggi i fratelli Orlando, pilastri dell'orgoglio nostrano rispondente al nome di Novembre, malinconica decadenza fatta musica. Con il nuovo "The Blue" già da tempo nei negozi, è ghiotta l'occasione di intervistare il sempre disponibile Carmelo Orlando, voce, chitarra e anima della band capitolina.

Ciao Carmelo, benvenuto sulle pagine virtuali di Sensorium!

Grazie a te!

"The Blue" è ormai fuori da qualche mese. Come ti senti di descriverlo ora, diciamo, non più 'a caldo'?

Il mio rapporto con i nostri album è già di per se' sempre un po' distaccato; c’è poi da aggiungere che qualche mese, per chi scrive un disco, equivale a qualche giorno per chi ascolta. Perciò è davvero troppo presto per una descrizione più lucida. Posso solo dire che al contrario degli album passati, che prima della loro uscita ascoltavo fino alla nausea e che smettevo di ascoltare una volta pubblicati, "The Blue" è tuttora sempre nel mio lettore. E' un album venuto particolarmente bene.

Lo si potrebbe definire un album 'umorale', molto più vario e strutturato nell'insieme rispetto alla produzione passata, nella quale ogni lavoro, seppur molto differente dagli altri, era più semplicemente inquadrabile, descrivibile con un numero inferiore di aggettivi.

Non proprio, nel senso che hanno detto la stessa cosa di tutti gli altri album, e il contrario. Le sensazioni di chi ascolta e il modo di esprimerle, sono davvero varie. Io penso che un disco debba per forza avere la qualità dell’essere vario. Non che ci sia qualcosa di brutto nella monotonia, vedi il Funeral Doom, che quando fatto bene è eccezionale. Ma l'eterogeneità di un album è essenziale per la sua riuscita.

Come reagisci nel sentirlo definire come il vostro album più marcatamente progressivo, nell'accezione più canonica del termine in ambito musicale?

Rido perché, come dicevo, la gente dice sempre le stesse cose. C’è chi l’ha detto di "Wish I Could Dream It Again", chi di "Novembrine Waltz", chi di "Materia" e chi oggi di "The Blue". Il fatto è che alle nostre orecchie arriva sempre un coro disarmonico e monotono di aggettivi e descrizioni spesso risibili. Grazie a Dio, non sempre risibili! E comunque, ci sarebbe anche da definire il termine 'progressive'. Ti sfido a mettere insieme cinque persone che ne danno la stessa definizione. Provaci, ne verrà una comica. La scena è piena di persone che hanno bisogno di dare una definizione a qualcosa che non conoscono.

E questa volta non avete inserito nessuna cover! Trovo che il risultato finale ne guadagni notevolmente. In tutta sincerità, ti confesso che ogni cover inserita sui vostri passati lavori aveva spezzato l'intensità emotiva degli album, seppur presi da soli i brani coverizzati siano più che apprezzabili.

Io direi che ne abbiamo fatte di riuscite e di meno riuscite. Ho letto recensioni e commenti vari, di persone che sostenevano che "The Promise" fosse la traccia più bella di "Materia". Non so dirti perché non ne abbiamo messa una su "The Blue", ma posso dirti che, per noi, la cover non ha un valore promozionale, come invece può esserlo per tanti gruppi. Per noi la cover ha un valore quasi religioso. E’ una specie di ringraziamento che porgiamo ad artisti senza i quali oggi noi non potremmo essere i musicisti che siamo. Abbiamo avuto la fortuna di crescere nel periodo musicale più florido della storia, il minimo che possiamo fare per passare il testimone a chi non ha avuto questa fortuna, è fare una cover.

Vogliamo mettere definitivamente la parola fine ai continui sterili paragoni con Opeth e Katatonia? Personalmente trovo abbiate pochissimo in comune; per il resto, chi conosce realmente e apprezza voi e le band menzionate, non può che storcere il naso a queste comparazioni. Che messaggio vuoi lanciare a tal proposito?

Credo di essermi espresso più che bene in altre sedi. Credo che ai vertici dei media metal italiani ci siano conflitti di interessi spaventosi che impediscono a certe persone (non a tutte!) di fare bene il loro mestiere. E’ una cosa che risale ai tempi in cui ci siamo accasati con la Century Media (cosa che ha dato fastidio a molti), e, da allora, la cosa è stata in qualche modo trascinata fino ad oggi. Vedi, non è che non ci siano delle somiglianze. Il fatto è che siamo una band che si rifà ai Paradise Lost e a tanti altri, ma soprattutto a loro. Forse ci rifacciamo a loro in maniera eccessiva, tanto è il nostro amore per "Gothic". E allora perché menzionare Opeth e Katatonia? Per ignoranza? Dovremmo credere che la maggior parte della stampa italiana non conosca "Gothic" e non legge le biografie che gli vengono spedite? Perché, visto che Opeth e Katatonia sono molto più noti dei Paradise Lost, fa più 'figo' e puoi atteggiarti meglio con la tua ragazza? Oppure perché questa menzogna ci diffama seriamente e ci danneggia agli occhi degli ascoltatori più giovani che devono ancora formarsi un criterio di giudizio autonomo? Io penso che sia un po' tutto questo, ma la realtà è che, oggi, il livello di chi fa il tuo mestiere è enormemente basso. Ripeto, non tutti, ma generalmente è così.

Ti nomino Roma e tu non puoi fare a meno di pensare a...

A quant’era migliore 10/15 anni fa! C’era un’atmosfera di moderata anarchia. Tante cose erano possibili. Oggi è uno stato di polizia con le istituzioni messe lì a succhiarti via quel poco denaro che è rimasto. Un posto dal quale scappare via e non tornare più. Ops, forse ti riferivi alla scena metal?

Sappiamo qualcosa della sfera extra-Novembre di tuo fratello perchè è diventato nel tempo un'icona come produttore grazie al suo studio di registrazione, ma sappiamo poco di Carmelo nel privato. Senza entrare nel personale, sarei curioso di sapere qualcosa in più del tuo quotidiano. Voglio dire: non puoi essere del tutto una persona comune perchè non è da tutti scrivere e riprodurre musica di tale bellezza, ma sarebbe interessante sapere se hai un lavoro da cui ricavi di cui sostentarti, se hai altre passioni (e tempo per alimentarle) oltre alla musica.

E non volevi entrare nel personale? Hahaha, scherzo! Ho tanti espedienti, per lo più tramite  Internet, compravendita di materiale vario. Tutto illegale, si intende! Comunque, grazie mille per i complimenti.

Torniamo alla sfera musicale. Ho menzionato la tua congenita capacità di creare musica, ti chiedo quindi da dove trai l'ispirazione.

Non so come funziona per gli altri, ma la musica mi viene in mente d’improvviso e devo sperare che quando accade abbia una chitarra nelle vicinanze e possibilmente anche un registratore o rischio di perdere il riff per sempre. Oppure, a volte capita che la musica venga fuori strimpellando. Ma non avviene mai che mi metta di proposito a suonare per comporre. Non l’ho mai fatto e credo che non ne ricaverei nulla.

Ho ancora in me il vivido ricordo del vostro concerto al Rainbow di Milano in compagnia dei Katatonia. Archiviato "Materia", avete già pianificato date, magari un vero e proprio tour, in supporto a "The Blue"?

Abbiamo un bel po' di date davanti e, contemporaneamente, il nostro management sta lavorando ad una tournee. Vi terremo aggiornati.

All'inizio dello scorso Dicembre siete stati in tour con i Paradise Lost a casa loro. Cosa ci vuoi raccontare di quella esperienza?

E’ stato un tour molto breve. Quattro date, ma molto importanti. L’Inghilterra è un mercato importantissimo e le date l’hanno attraversata per intero. Molti media hanno assistito all’evento, Terrorizer Magazine ci ha fatto un report completo con intervista. I Paradise Lost, come accennavo prima, sono forse il gruppo più importante per il nostro genere. Sono coloro che per primi hanno portato un certo tipo di melodia all’interno del death metal. Non che prima non ci fosse, ma non intesa in quel modo. Hanno portato tridimensionalità in un genere così diretto (e figuratamene piatto), come il death metal. Perciò è stato un grande onore supportarli. Inoltre sono dei veri gentlemen.

Ricordo anni fa, studente negli anni delle scuole superiori, di averti scritto una lettera di complimenti in occasione dell'uscita di "Wish I Could Dream It Again..." (conservo gelosamente il CD nella mia discografia), alla quale prontamente rispondesti allo stesso modo. Chiudo chiedendoti una memoria di quei tempi, se hai eventuali rimpianti adesso in cui tutto corre, dove in pochi minuti puoi scaricare da internet, e poi cancellare premendo un solo tasto, un'intero album, al quale magari gli autori hanno lavorato mesi, addirittura anni.

No, odiavo scrivere, fare tutta quella posta. Inoltre era onerosissimo. C’è tanta gente a cui non ho potuto rispondere. Fortunatamente a te ho risposto (altrimenti, sai che figura!). E’ un peccato per la scena in sé. Forse era l’epoca più interessante per il Metal. Era una scena chiusa a doppia mandata, isolata da tutta la merda del mainstream. Anche se la storia ci dimostra che, appena è stato possibile, tutti ci si sono tuffati a pesce. Per cui a pensarci meglio, no, non rimpiango nulla. Riguardo al download illegale, non credo esistano invenzioni inutili. Le invenzioni provengono da necessità. E penso che la necessità di inventarsi un sistema come quello del peer-to-peer provenga dal fatto che i monopolisti della musica non abbiano abbassato i prezzi dei CD quando avrebbero dovuto farlo. Cioè qualche anno dopo l’invenzione del CD. Se nel 1990 il prezzo di un CD fosse sceso a diecimila lire, dalle venticinquemila che ne costava agli inizi, invece che salire a trentacinque/quarantamila lire, pensi che il peer-to-peer avrebbe preso mai piede in scala mondiale? Io credo che avremmo continuato a comprare musica originale, a tonnellate. Tutto è accaduto per la cupidigia di pochi. Trovateli e impiccateli!

Stefano Serati

 

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