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"Dark Matters"
Intervista ai PAATOS

Torniamo ad ospitare sulle nostre pagine i Paatos, già intervistati in precedenza in occasione della pubblicazione di "Kallocain". "Silence Of Another Kind" conferma che le sonorità - induritesi un tantino in seguito alle esperienze live che hanno seguito il precedente lavoro - della band non hanno confini di stile. In esse convergono le esperienze e i gusti personali di tutti i componenti della band. Il chitarrista Peter Nylander si è prestato al nostro 'interrogatorio'.

A te la parola per dare il via all'intervista.

Ciao a tutti, Siamo i Paatos. Una progressive/post rock band proveniente da Stoccolma, Svezia.

"Silence Of Another Kind" ha un approccio più rock rispetto a "Kallocain". Si tratta di un'evoluzione naturale?

Si tratta del risultato di un approccio in studio molto più 'live', come pure dai molti concerti che abbiamo tenuto in seguito all'uscita di "Kallocain". Difficile invece dire come suonerà il nostro prossimo album.

Credo ci sia un forte legame tra il titolo dell'album, la copertina e le atmosfere di alcune tracce. Chiudendo gli occhi durante l'ascolto, la sensazione è quella di trovarsi immersi in un vecchio horror film in bianco e nero...

Tutti i membri dei Paatos sono affascinati dai film horror e dalle cose oscure in genere. Ciò non significa che siamo delle persone depresse, anzi. Abbiamo scelto la cover di "Silence Of Another Kind" dopo aver finito le registrazioni, convinti che rappresentasse nel migliore dei modi le atmosfere dell'album. L'immagine è opera di Hans Arnold, un grande artista in campo horror e generi similari.

Quando il mellotron e l'organo Hammond di Johan prendono il sopravvento, l'intensità raggiunge livelli notevoli. Nonostante viviamo nell'era del digitale, i suoni del mellotron rimangono difficilmente eguagliabili dai sintetizzatori. Credo siate molto in gamba nel miscelare l'analogico al digitale, "Kallocain" in primis.

Siamo soliti usare il mellotron in studio. Talvolta usiamo il mellotron campionato durante i concerti, non foss'altro per le difficoltà che comporta, al nostro livello, il trasporto di questa strumentazione. Amalgamare l'analogico al digitale è sempre una sfida. Cerchiamo di conservare il suono 'caldo' dell'analogico anche quando lavoriamo in digitale. Comunque, gran parte di "Silence of Another Kind" è stata registrata in analogico.

Alcuni passaggi rimandano ai Landberk, agli Anekdoten, agli Änglagard. Cosa pensi di queste band? Che ricordi hai di quel seminale periodo del prog svedese?

I Landberk rimangono sempre attuali a causa della presenza nella band di Stefan. Lo stesso per le altre band che hai menzionato, sicuramente si possono trovare similarità con quanto da noi proposto. Ad ogni modo ti assicuro che si tratta di qualcosa di inconscio, non voluto.

Ci sono state novità nell'iter produttivo di "Silence Of Another Kind"?

Lo abbiamo registrato principalmente in presa diretta, con un utilizzo di sovraincisioni molto limitato. Frutto dei numerosi concerti che abbiamo tenuto, il nostro sound si è parzialmente indurito, come la consapevolezza sulle nostre possibilità si è rafforzata.

Avete avuto il piacere di lavorare con Steven Wilson per "Kallocain". Credo di poter affermare che molte persone si sono avvicinate ai Paatos proprio perchè attirate dal suo nome riportato negli articoli a voi dedicati dai media. Avete coinvolto altri ospiti durante le registrazioni?

L'ospite principale fu Steven Wilson, un fantastico musicista, pieno di idee e di suggerimenti su come mixare "Kallocain". Si potrebbe affermare che il suo contributo sia andato ben oltre il missaggio, Steven ci ha realmente aiutato nel dar forma all'album. Oltre a lui, va registrato il contributo al violino da parte del padre di Petronella.

Conservate piacevoli ricordi dei tour con The Gathering e Porcupine Tree? Cosa ne pensate della loro proposta?

Entrambe i tour furono stupendi. Abbiamo avuto l'occasione di esibirci di fronte ai loro ascoltatori, dai quali abbiamo sempre avuto una calda accoglienza. Porcupine Tree e The Gathering sono due band molto diverse tra loro, rappresentanti il meglio nei rispettivi settori.

Circola la voce che avete registrato gran parte delle date dell'ultimo tour per un live album.

È esatto. Non siamo sicuri di cosa accadrà a queste registrazioni, tra l'altro non siamo molto soddisfatti di alcuni aspetti sonori. Dobbiamo ancora prendere una decisione in merito.

Nel corso di una vecchia intervista, Johan ci disse che sei cresciuto a Roma. Ti ricordi di quel periodo della tua vita?

Sono cresciuto a Roma e i miei ricordi sono fantastici. Mi auguro di poterci tornare a vivere in futuro, per il momento mi accontento di visitarla appena ne ho l'occasione.

So che sei un musicista professionista in ambito jazz. Per quale motivo hai accettato la proposta di entrare a far parte dei Paatos?

Perchè la musica che suonano è fantastica, cosi' come lo sono i ragazzi della band. Inoltre i miei interessi musicali vanno oltre il jazz; ho i Pink Floyd e David Bowie nel profondo, oltre a quel genere.

Era l'ultima domanda, chiudo ringraziandoti per la disponibilità e chiedendoti se gradisci aggiungere qualcosa.

Grazie a te. Ci auguriamo di poter tornare presto in Italia. Per noi è sempre un piacere suonare per il pubblico italiano.

Stefano Serati

 

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