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Intervista ai RESTO DELLA BAND

Sono passati alcuni mesi, ormai, dall'uscita del loro primo lavoro ufficiale omonimo e il Resto della Band (www.rdbonline.it) sembra decollare verso traguardi prossimi ad una consacrazione ufficiale nella trincea del rock underground. Personalmente (non so fino a che punto posso confermarlo, ma comunque...) ho stretto una rispettabile e simpatica amicizia a distanza con i rocker milanesi i quali, a suo tempo, mi avevano informato della produzione in corso di una divertentissima cover di "You spin me round", dei Dead or Alive, che sembra aver avuto ottimi risultati dal punto di vista radiofonico (quasi un mese in rotazione su Radiodue per Caterpillar... Mica male). Tra una chiacchiera e l'altra tramite Myspace e Facebook (sono caduto anch'io nella morsa globalizzatrice, che ci vuoi fare...), e l'ipotesi di un sadico videoclip da me ideato e scritto in qualità di sceneggiatore, ho voluto togliermi lo 'sfizio' di una breve intervista a distanza, in modo da poter curiosare meglio tra le membra dei loro neuroni più rabbiosi e sguinzagliati, attendendo di poterli incontrare di persona anche nel più rozzo dei locali romani. Ecco a voi.

Rompiamo subito il ghiaccio (e non altro, possibilmente): qual'é la genesi della cover di "You spin me round" dei Dead Or Alive? Perché proprio quel brano e perché una cover?

E’ una canzone che abbiamo sempre suonato, che ci ha sempre divertiti. Nei nostri primi anni assieme ci siamo dedicati soprattutto ad arrangiare cover di ogni genere, proponevamo nei locali scalette che comprendevano le canzoni più disparate, dai Beatles ai Beastie Boys per intenderci. Credo che per noi non avesse veramente importanza la canzone in sé, eravamo concentrati sull’impatto che aveva su di noi. E di conseguenza sull’impatto che aveva sulla gente che ci ascoltava. "You Spin Me Round" sicuramente ha sempre ben spiazzato chi non cel’aveva mai sentita fare e sempre divertito chi invece già conosceva la nostra versione, e magari tutt’ora l’aspetta quando suoniamo. Credo che ci sia un velo ironico nel modo in cui la proponiamo, la canzone anche si presta all’ironia, questo ci piace e funziona. Abbiamo poi avuto la fortuna di avere ospite alla presentazione del nostro disco lo scorso ottobre Filippo Solibello della trasmissione Caterpillar: a lui é piaciuta molto l’interpretazione e l’arrangiamento, quindi abbiamo messo giù delle tracce da proporgli. Abbiamo lavorato anche con Alan, amico DJ con cui già da un anno facciamo delle jam in alcuni dei nostri live. La cosa ha funzionato molto bene e il pezzo é passato su Radio2 quasi ogni sera per un mese tra Maggio e Giugno di quest’anno.

Come procede la promozione del vostro disco?

Promuoviamo il nostro disco principalmente diffondendo la nostra musica nei live. Non abbiamo un’etichetta alle spalle che possa coprire le spese e gli sforzi per una promozione e una distribuzione capillare. E’ un lavoro che crediamo sia piaciuto e in un mercato cosi' saturo in cui sono più quelli che fanno musica di quelli la comprano, penso che questo sia già un punto di forza!

Quali tematiche preferite affrontare nella stesura dei vostri testi? Qual'é la vostra visione di cio' che vi circonda?

I nostri pezzi ci sembrano sempre diversissimi l’uno dall'altro, sia dal punto di vista dei testi che nel resto.  Ovviamente non possiamo che avere una visione distorta di quello che facciamo perché ci siamo dentro tutti e quattro in prima persona, perché le tematiche credo non siano mai frutto di una scelta, ma una conseguenza quasi involontaria di quello che ci sta capitando o di quello che viviamo. Nel nostro disco un filo conduttore c’é anche se per noi é difficile individuarne i termini per descriverlo.

A cosa si deve la scelta di compilare il vostro primo lavoro con quattro brani in lingua italiana e altri quattro in lingua inglese? Perché questa ambivalenza?

Abbiamo deciso di smettere di pensare che la lingua in cui scriviamo i testi delle nostre canzoni fosse un problema, cosi' abbiamo scelto le otto canzoni da inserire nel cd. Ora come ora siamo portati addirittura a pensare di mescolare ulteriormente le carte, magari un giorno proponendo dei pezzi in lingua mista o in altre lingue ancora. Certe cose in inglese funzionano meglio che in italiano e questa é una cosa a cui non vogliamo rinunciare. Come non vorremmo rinunciare alle nostre canzoni in italiano per mille altri motivi. In altre parole, abbiamo deciso di non porci dei limiti creativi. Il fatto che generalmente gli artisti escano con dischi in una sola lingua in fondo per noi non significava un  gran che. Soprattutto considerando che abbiamo avuto la fortuna e lo spazio di poter lavorare su questo disco in maniera totalmente autonoma e indipendente. E poi eravamo affascinati anche dall’idea di lato A e lato B, come i vecchi vinili.

Esplorando il vostro sito o il vostro myspace, ho notato che, spesso, avete in programma diverse date in Inghilterra. Come siete  riusciti ad arrivare oltremanica e che tipo di pubblico dimora nei locali britannici?

Già nel 2006 eravamo stati con Bugbear Promotion per delle serate a Londra, gli era piaciuto un nostro demo. Abbiamo suonato in posti veramente stimolanti, alla gente piaceva, era l’occasione per farci ascoltare da gente nuova. Quindi abbiamo tenuto saldi i contatti e ci siamo intrufolati in una rete di qualche promoter che ci ha permesso di tornare sempre più spesso. Tra Luglio e Agosto di quest’anno partiremo ancora per un tour di sette date un po’ sparse tra il sud e il nord dell’Inghilterra. Occasione molto gradita per esportare anche il nostro disco ovviamente. In più i pezzi in inglese ci tornano utili da quelle parti...

Che aria tira nel Regno Unito? Parlo di vero interesse per gli artisti emergenti, per le novità : qui in Italia sembra essere un po' tutto chiuso a doppia mandata...

Credo che il problema in Italia sia una mancanza di art direction dei locali, che pensano più a batter cassa che altro. In pratica il loro é uno spazio e basta, che poi tu faccia un concerto rock o un torneo di briscola non importa... L’importante é che a fine serata ci sia l’incasso previsto. La cultura musicale e per i live é ben radicata in Inghilterra, dagli anni 70 se non prima. Quindi esistono da sempre strutture stupende, magari non gigantesche ma perfette per suonare ogni genere. Ma quello che più conta é che la gente esce ancora di casa per andare a sentire un concerto, senza sapere di chi e perché. Questo aiuta sicuramente la scena emergente: c’é interesse intorno alla cosa, i promoters lavorano con più serietà. Ma per noi sicuramente é una via di fuga non solo musicale, ma personale, creativa.

Che idea avete riguardo la diffusione di musica emergente attraverso il web? Puo' essere un trampolino di lancio necessario o solo un modo come un altro per intasare una connessione?

Entrambe le cose, forse. Sembrerebbe impensabile oggi come oggi partire con un progetto artistico, musicale o altro, e non promuoverlo sul web. Questo pero' significa dover fare i conti con dei numeri spaventosi di artisti e a volte con il deprimente aspetto della concorrenza o della 'competizione', cosa che nell’arte in fondo non dovrebbe nemmeno esistere. La cosa positiva é che il web é uno stimolo, come tutta la tecnologia degli ultimi 15 anni lo é stata, e facilita la diffusione di musica alternativa ai canali tradizionali.  

Meglio una ricca fama internazionale con poca capacità di innovazione creativa o un quasi anonimato con una reputazione da vero artista (quasi per la serie "ricco ma brutto o povero ma bello"...) ?

Assolutamente meglio una ricca fama internazionale CON reputazione da vero artista!

Eh... Mica facile...  In un gran bel brano del vostro disco si afferma esplicitamente "Chissà che senso ha un film in un cinema chiuso, un quadro in una stanza vuota, il vino di un astemio ipocrita": d'accordo, ma cosa potrebbe avere davvero un senso, secondo voi, in questo preciso istante?

Per noi come band ricominciare a lavorare su cose nuove con l’entusiasmo, la voglia e la serenità che ci appartiene... E suonare live il più possibile! Per quanto riguarda il resto…che domandona... Magari dopo qualche birretta risponderemmo in maniera romantica, ma forse mai in maniera del tutto esaustiva. Perché nulla sembra avere veramente un senso: più che altro ci si barcamena. Si trovano equilibri che richiedono grandi sforzi, ma nulla é definitivo e definibile. Ci si trova costretti ad accettare tutto e il contrario di tutto. Tristemente giustificando tutto e il contrario di tutto.  E’ un labirinto da cui non si esce troppo facilmente, dove le vie di fuga talvolta sono addirittura più finte e pericolose del labirinto stesso.

In chiusura, ringraziandovi di nuovo per la pazienza e disponibilità (un vostro tratto notevomnete distintivo, devo dire il vero), vi lascio carta bianca quasi per una sottospecie di appello: perché il lettore dovrebbe voler assaporare il vostro disco o godersi un vostro concerto?

Perché siamo divertenti, diversi dai fighetti con il ciuffo e perché vi spacchiamo le orecchie! Grazie !!

Stefano Gallone

 

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