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PAROLE IN CAMMINO di Eduardo Galeano (Mondadori)
L’opera letteraria di Eduardo Galeano (Montevideo, 1940) segna probabilmente uno dei momenti più alti e innovativi del secolo scorso. "Parole In Cammino" ne è uno splendido esempio. Partiamo dal titolo. L’estrema mutevolezza che preannuncia offre sin da subito una chiave di lettura: "...Le storie di orrore e di delizie... Realtà farneticate e deliri realizzati..." non possono essere espresse, dato il loro carattere ineffabile, che tramite "parole erranti". Ma cosa sono dunque queste "parole erranti", le "parole in cammino"? Null’altro che il finissimo risultato della fusione tra prosa e poesia, sulla scia concettuale dei "Piccoli Poemi In Prosa" di Baudelaire. Commentate da splendide illustrazioni originali, sono brevi storielle pervase di frammentazione onirica, bozzetti fantastici e surreali, fiabe sbilenche che a volte si collocano nel senza tempo del 'C’era una volta', altre assumono caratterizzazioni metropolitane.
Scritti con periodi stilizzati e brevi, atti a fornire una spinta ritmica così musicale da assumere il sapore di storie cantate (un po’ come le filastrocche per bambini), i raccontini di "Parole In Cammino" costituiscono, per chi legge, un duplice invito, contenutistico il primo, formale il secondo: 1- L’INVITO ALLA REALTA’ come rimedio alla noia quotidiana; Sotto l’aspetto ironico della denuncia sociale, in verità discreta e mai didascalica, le fantasie narrative di Galeano celano un prolungato canto alla vita, ai suoi aspetti più incontaminati. Nella prefazione dell’imprescindibile "Fiabe Italiane", Calvino, con un sorriso beffardo colto non da tutti, scriveva: "Io credo questo: le fiabe sono vere". Così, anche in Galeano, l’utilizzo costante dell’elemento fantastico ha esclusivamente il ruolo di ombrare col dubbio la nozione stessa di realtà, senza per questo incitare a staccare i piedi da terra. In poche parole invita i lettori a guardare il quotidiano da un’altra angolazione, ad interpretarlo in maniera personale. 2- L’INVITO ALLA CREATIVITA’ come espressione delle potenzialità umane; Ma la genialità di Galeano risiede tutta nella trovata artistica che fa di "Parole In Cammino" un libro spiazzante: la provocazione. Nel suo "Talento E Genio", Geza Revesz poneva infiniti punti interrogativi sulla natura psicofisica della persona creativa. Secondo lo psicologo ungherese, infatti, le moderne psicologie non avevano ancora fornito risposte scientificamente adeguate a certe questioni di carattere 'anormale' (il bambino prodigio Mozart, per citare uno dei casi più eclatanti).
In maniera estremamente romantica, mi piace pensare che Eduardo Galeano abbia scritto "Parole In Cammino" per fornire una risposta, una probabile risposta, ad alcuni di quegli interrogativi altrimenti insolvibili. Certo, trattandosi di una risposta narrativa, non assumerà alcun valore scientifico; credo, tuttavia, che leggere il testo in questione come un’attentissima analisi delle potenzialità creative non sia poi così azzardato né distante dalle intenzioni del grande autore uruguaiano. Ogni storiella è infatti, nella sua riduzione all’essenziale, un invito all’espansione, alla dilatazione dall’interno (per capirci, i 'costruttori di best seller' sarebbero in grado di scrivere 500 pagine per ogni storiella di tre pagine...). Ciò che sorprende è il modo in cui, progredendo nella lettura e prendendo coscienza dei meccanismi narrativi, i piccoli indizi che Galeano lascia trapelare incitino il lettore a farsi una propria storia, a immaginare un finale che, se in alcuni casi coincide con quello su carta, altre volte se ne distacca tanto da lasciare l’impressione di essere uomini liberi. La creazione consta di una fase decostruttiva e di una costruttiva: Galeano decostruisce violentemente il mondo e la parola scritta e ci li regala, così, tutti rotti, semplicemente da aggiustare a modo nostro.
Per concludere, disturbiamo ancora una volta il Calvino di "Fiabe Italiane": lo scrittore ammette che la sua annosa ricostruzione filologica dei racconti orali con caratteristiche fiabesche, lo introdusse in un mondo fatto di castelli, draghi e principesse dal quale fece (piacevolmente) fatica a distaccarsi: è un po’ quello che succede a chi entra in contatto con le parole erranti di Galeano, e, quando l’esperienza finisce, si trova ad essere qualcosa di nuovo. E migliore.
Simone Ungaro
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