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NITRO
di Sara D'Amario
(Baldini Castoldi)

Nitroglicerina: potente ed instabile esplosivo costituito, a temperatura ambiente, da un liquido oleoso, di colore variabile da incolore a giallo, che si decompone facilmente esplodendo all'urto e per riscaldamento; può detonare spontaneamente anche a temperatura ambiente. Paradossalmente, a piccolissime dosi, è usato in terapia come ipotensivo per via del suo effetto coronarodilatatore.

Una serie di situazioni quotidiane coinvolgono tredici persone diverse: nell'arco di 47 ore, si sfiorano, si incrociano come ad un semaforo, si scambiano sguardi fulminei, sembrano interagire per poi ritirarsi nella loro univoca personalità. Unico elemento in comune, l'innescare reazioni a catena fiere del potere di far imbarcare ognuno di essi su di una giostra circolare votata inevitabilmente al ritorno verso il punto di partenza, fatta eccezione solo per qualcuno, forse anche involontariamente: è il caso della quindicenne Angela che, con l'innocente sfacciataggine della sua generazione, disintegra il sogno affettivo di Felice, suo amante quarantenne, la cui dimora risiede nello stesso luogo in cui vive una coppia rumena, lui impegnato in sporchi affari, lei donna di servizio in casa di Adele e Davide, marito da sempre fedele alla moglie, la cui sensibilità viene scaraventata, di getto, in una passione improvvisa per Anna, avvenente trentenne, a sua volta fidanzata di Massimo da sei anni e amante di Eugenio da nove. Tutto questo è solo un parziale esempio di come l'ottima autrice torinese sia stata agile nel fornire alla letteratura italiana un valido quanto sorprendente e coinvolgente esordio.

Sara D'Amario, conosciuta e apprezzata sia sul palcoscenico che sul grande schermo ("Casomai", "La ragazza del lago", "Caos calmo", "Colpo d'occhio") pone il lettore di fronte a situazioni quotidiane, sia conosciute che volontariamente sdrammatizzate, davanti alle quali non può che assistere, riflettere, comunicare comprensione o disappunto, provare accordo o avversità verso soggetti che strisciano sul filo di un rasoio, unicamente diretti verso una detonazione di sentimenti ed emozioni inevitabili quanto involontaramente innescati dalla loro distinguibile personalità. Adolescenti, donne mature, uomini di carriera, uomini consapevoli della loro solitudine, anziani, extracomunitari: la brava Sara non risparmia nessuno (forse soltanto il cane di uno di loro).

L'intrigante e controversa struttura (a mio avviso rara, sia tra pagine recenti che sullo schermo, e assolutamente degna delle sperimentazioni cinematografiche degli scritti di Guillermo Arriaga per Inarritu con riferimenti "altmaniani") rende percepibile le invisibili dinamiche esistenziali che legano le vite umane, in un andirivieni di situazioni incrociate che trova, forse, come pretesto le diverse modalità di rapporti uomo-donna, dalla pseudopedofilia alla violenza carnale (particolarmente dure, ma efficaci, due delle 172 pagine), per estendere il suo campo visivo verso l'idiscutibile scelta che ogni soggetto si troverà obbligatoriamente a dover considerare. Innalzando un terrificante composto chimico a metafora della precarietà delle vite umane, la D'Amario impregna i propri personaggi degli effetti della nitroglicerina: i loro stati d'animo (efficacemente trasmessi attraverso perfetti monologhi interiori) e le loro intere vite possono tanto arrecare danno (sia a loro stessi che a chi vive intorno) quanto fungere da anestetico per il dolore.

Attraverso pagine che scorrono via come sabbia fra le dita, si legge la versatilità di un'autrice che ha fatto sicuramente tesoro dello studio caratteriale rivolto ai vari personaggi interpretati, senza, probabilmente, escludere una vena di presumibile autobiografismo. Un finale saggiamente aperto (uno per ogni soggetto) conferisce uno straordinario sentore di inappagatezza che lascia ampio spazio, giustamente, a diverse ipotesi di continuità che non è dato conoscere ma solo immaginare, percepire, supporre, e su cui è dato obiettare solo alla luce di un autoconfronto verso una scelta narrativa che fa delle proprie parole un vasto insieme di tasselli componenti una nitida fotografia della realtà attuale.

Stefano Gallone

 

 

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