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UN DISCO DEI PLATTERS
di F. Guccini, L. Macchiavelli
Mondadori

"Un disco dei Platters", pubblicato nel 1998, si presenta da subito come un libro diverso dal solito, e lo si vede già dalla copertina, in cui non figura soltanto un autore, come solitamente si è abituati a vedere, ma due: il romanzo è infatti scritto 'a quattro mani', fatto non unico ma di certo non comune.

Protagonista di questo giallo tra presente e passato è il maresciallo dei Carabinieri Benedetto Santovito, già al centro di una complessa indagine in "Macaronì". Napoletano d’origine, Santovito torna all’inizio degli anni Sessanta nel paese dell’Appennino tosco-emiliano (il cui nome non viene però mai citato nel romanzo) dove aveva prestato servizio oltre dieci anni addietro, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, spinto da un vago sentimento, forse di nostalgia, che lui stesso non sa ben definire. La sua dovrebbe essere una sorta di vacanza nei ricordi, ma si trasformerà presto in un’indagine 'privata' su tre misteriose morti legate a un episodio avvenuto durante l’ultima guerra. Al paese il maresciallo trova un mondo del tutto diverso da quello di una decina d’anni prima: tutto è cambiato, "tutto moderno, tutto plastica e luci", non esiste più l’osteria in cui spesso Santovito pranzava, sostituita ora da un 'ristobar' con un juke-box e un fastidioso flipper, e persino i negozi e le botteghe non sono più gli stessi. Persone che Santovito conosceva non ci sono più, altre sono rimaste esattamente come un tempo, altre ancora sono stranamente cambiate... Un flusso di ricordi che si mescolano con il presente occupa la mente del maresciallo, sino a quando lentamente non inizia a immergersi in questa sua seconda avventura al paese, occupandosi prima di due morti apparentemente accidentali, poi della scomparsa di uno strano personaggio, il Romitto (sic) del Castagno, anziano e strampalato custode di un misterioso tesoro che vive tra le rovine della vecchia Abbazia del paese, teatro di antiche leggende. Ad affiancarlo nell’indagine sarà Raffaella, giovane professoressa di Ferrara conosciuta in treno durante il viaggio verso il paese, dove si trasferisce a insegnare nella locale scuola, che diverrà la sua donna.

Sono molti i personaggi che popolano il romanzo, quasi tutti spesso in primo piano, e tutti molto ben caratterizzati. Alcuni sono figure tipiche di certi remoti paesini dell’Italia del secondo dopoguerra, si potrebbe quasi definirli degli stereotipi, colti nella loro quotidianità in una serie di 'istantanee' che rendono perfettamente in pochi gesti e in poche parole il carattere e l’anima di ognuno di loro. Spicca a mio avviso la figura di Raffaella, personaggio davvero molto riuscito, dalla graziosa semplicità e dalla femminilità spontanea e solare, che cattura da subito la simpatia del lettore.

Il libro, suddiviso in un prologo, ventinove capitoli e un epilogo, è caratterizzato da uno stile semplice, diretto, molto colloquiale. Non sono rari i dialettalismi ed espressioni tipiche dell’italiano regionale, diversi a seconda del personaggio che li utilizza e della sua provenienza. La lettura risulta molto scorrevole, soprattutto nella prima parte del romanzo; lo stile si infiacchisce un po’ nella seconda parte, che del resto risulta più complessa per l’evolversi della vicenda, che va complicandosi notevolmente sino alla soluzione finale. Solo in questo sembra di scorgere il segno di due autori diversi.

"Un disco dei Platters" è in ogni caso un libro interessante, con un’ambientazione accurata e una fedele ricostruzione dell’Italia di provincia dei primi anni Sessanta, che risulta lontana ma per nulla estranea al lettore d’oggi, giovane o meno, protagonista o soltanto spettatore di quel periodo, così ben rappresentato da un romanzo originale dall’inizio alla fine, che avvince il lettore sino all’ultima riga, letteralmente, in un finale da perfetto giallo.

Roberto Di Fede

 

 

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