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SILLABARI di Goffredo Parise (Adelphi)
Ovvero la sfuggevolezza dei sentimenti. Considerato all’unanimità il capolavoro di Goffredo Parise, "Sillabari" si presenta come una preziosa collezione di tutte o quasi le casistiche sentimentali che donano colore all’altrimenti sbiadita esistenza umana. Il veicolo è quello del racconto breve, che nelle pagine del narratore veneto raggiunge senza ombra di dubbio uno dei momenti più fulgidi dell’intero panorama letterario italiano.
Pur essendo ambientati nell’Italia contemporanea all’autore, i 54 piccoli gioielli (da "Amore" a "Solitudine") che costituiscono la raccolta, sembrano rifarsi alle atmosfere di astrazione spaziotemporale tipiche della tradizione favolistica e del racconto per bambini, di cui conservano inoltre l’elegante stilizzazione dei personaggi e la ricercata semplicità stilistica. Tuttavia, se ci accostiamo alla lettura con più attenzione emotiva, non possiamo non intravedere l’infinito reticolo che l’autore intesse più in profondità. I suoi 'ferri da lavoro' sono l’amplissima tensione narrativa e il continuo labor limae poetico, atti a ridurre tutto alla perfezione, all’essenziale: ogni singola virgola pare fuoriuscire dall’analisi che non esiste modo migliore per parlare di sentimenti, di archetipi, di respiro, che riportando lo stile stesso della narrazione ai primordi, all’infanzia della scrittura.
Eppure, se queste righe non fanno altro che perpetuare gli innumerevoli elogi di un classico della letteratura nostrana, sul quale sono già state spese molte parole, la ragione per cui oggi ci sentiamo in dovere di riprendere tra le mani i "Sillabari", deriva dalla considerazione di estrema modernità del testo. E’ infatti ormai piuttosto evidente quanto le attuali tendenze letterarie (a cui fanno eco le istanze cinematografiche) si concentrino sulla scelta, più o meno a tavolino, di un tema da sviscerare attraverso la filosofia del 'non è importante ciò che dici (poiché tutto è già stato detto), ma come lo dici'. Anticipatore dunque di ciò che al giorno d’oggi è uso comune , Parise e la sua 'prosa poetica' celano la propria grandezza nella totale assenza di ogni facile atteggiamento didascalico: non intendevano creare certezze, ma un malinconico vuoto, da riempire coi sentimenti.
Simone Ungaro
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