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LALI PUNA
04/10/2004 - Paris (Divan Du Monde)

Serata parigina quasi primaverile per questo concerto dei teutonici Lali Puna. Il teatro dell'evento é situato nel diciottesimo arrondissement, a due passi dalla 'famigerata' Place Pigalle: il Divan Du Monde é una sala vezzosa ed accogliente, con un soppalco davvero sfizioso (ci sono ben due bar e comodi divanetti per chiacchierare!), perfetta per un pubblico stimato sulle trecento unità. Arrivo sul posto con buon anticipo e dopo aver trangugiato avidamente (il caldo comincia a farsi sentire) la birra di rito, mi piazzo in posizione centrale a tre metri dal palco. Pubblico variegato e decisamente giovane, molto composto e tranquillo nonché, al solito, internazionale (dietro di me due ragazzi spagnoli, davanti delle 'sventole' americane...). Aprono le danze i Chronomad, un duo che si cimenta in un'elettronica ambientale (sequencer più percussioni) venata di fioriture mediorientali: una proposta strumentale davvero suggestiva, mai esageratamente 'loud', pronta a giocare sulle sfumature emotive dal retrogusto 'desertico'. Gli astanti mostrano di apprezzare ed i nostri ripartono dopo una mezz'ora di buone vibrazioni 'synthetiche'.

Alla nove in punto Valerie Trebeljahr fa capolino sul palco, subito seguita dal corpulento Markus Acher, suo compagno nella vita nonché leader degli ottimi Notwist. Le luci si abbassano ed il viaggio comincia, sulle note suadenti di "Faking The Books": grande emozione in sala ed occhi puntati sulla deliziosa chanteuse. Vi diro', le foto 'promozionali' non gli fanno giustizia: Valerie é splendida e dolcissima. Inoltre, non c'é alcuna barriera tra pubblico e artisti e l'impressione é quella di un blocco unico, in cui i Lali Puna sono parte di noi e viceversa. "Don't Think" e "Middle Curse" rendono l'atmosfera più tesa, appena rilassata dall'eccellente "Nin-com-pop". Markus sferraglia al basso con maestria, prima di imbracciare la chitarra per un'incalzante "B-Movie". Il pubblico conferma di gradire, come ipnotizzato, ma sono in pochi quelli che si lasciano andare a qualche passo di danza (ah, questi francesi...). Il crescendo culmina nella stupenda "Grin And Bear", dalla notevole coda strumentale. Grande suggestione per i giochi di luce che introducono "Scary World Theory", sussurrata dall'incantevole Trebeljahr. Davvero ispirata la prova di Christian Heiß alle tastiere, che raccoglie peraltro l'incondizionato consenso delle ragazze della prima fila. Siamo tutti conquistati dalla performance ineccepibile della band, che sciorina con piglio sicuro i suoi classici: "Bi-pet" risulta semplicemente magica, "Call 1-800-fear" rende al meglio anche dal vivo, mentre il gettonato singolo "Micronomic" é finalmente cantato a gran voce da buona parte dei presenti. I Lali Puna percepiscono l'entusiasmo in sala e si eclissano per qualche secondo, prima di essere richiamati a 'furor di popolo': seguiranno due bis nei quali si segnaleranno una versione toccante di "Small Things" nonché la 'datata' "Fast Forward", tratta dal primo album dei nostri, "Tridecoder". Nei momento in cui il gruppo impatta la ritmica sulla scorta di un wall of sound tastieristico particolarmente ipnotico e corposo, si percepisce l'influenza determinante rappresentata dagli Stereolab: in più di un'occasione mi é tornata alla memoria la performance dei 'Lab alla quale ho assistito (in Inghilterra) oltre dieci anni fa (!).

Siamo alla fine: grandi cori, inchini sul palco (la band non si attendeva probabilmente tanto calore), applausi a scena aperta. Un concerto splendido, intimo ed emozionante, nel quale i Lali Puna hanno confermato quanto di buono fatto nell'ultimo "Faking The Books", uno dei dischi migliori dell'annata in corso. Il pubblico lascia la sala soddisfatto, i sorrisi si sprecano e le iperboli non mancano. Ci si affolla sul banchetto per procurarsi i cd (venduti a 15 euro) e le t-shirt, che vanno praticamente a ruba. Io attendo che la furia si calmi, contemplando i tecnici che cominciano a recuperare gli strumenti. La metropolitana semideserta che mi riporta a casa schizza nei cunicoli sotterranei della Ville Lumière, ma il mio pensiero é volto all'istante in cui il mio sguardo si é incrociato con quello della tenera Valerie: un secondo che, da solo, é valso il prezzo del biglietto.

Michele Dicuonzo

 

 

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