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R.E.M.
07/02/2005 - Paris (Bercy)

Oltre diecimila fan salutano l'atteso concerto dei R.E.M. a Parigi: l'imponente sala di Bercy é gremita per l'evento, andato rapidamente 'sold out'. Pubblico variegato e di tutte le età per una band intramontabile, nonostante le critiche feroci indirizzate al recente "Around The Sun" (che da queste parti si é comunque venduto benissimo): é l'occasione giusta per verificare lo stato di forma dei nostri, ridotti a trio (come la maggior parte di voi ben saprà) in seguito all'abbandono del batterista Bill Berry dopo il tour di supporto a "Monster" e la pubblicazione del valido "New Adventures in Hi-Fi" (1996).

Aprono le danze gli irlandesi Thrills, che suonano trenta primi esatti proponendo una serie di estratti dal loro nuovo, secondo album "Let's Bottle Bohemia": niente male, anche se il suono non é dei migliori (le orchestrazioni campionate rendono sicuramente meno rispetto al disco) e la presenza scenica non esalta più di tanto. Pete Buck presta la sua chitarra in un paio di occasioni, ma la risultanza finale resta tale: poca personalità, per un ensemble da rivedere in un'altra occasione. Venti minuti di attesa ed il megaschermo sullo sfondo si illumina come un albero di Natale: i georgiani prendono possesso del palco nel boato impressionante del pubblico. La partenza (inattesa - il sottoscritto avrebbe puntato su "Finest Worksong") é riservata a "Get Up" (da "Green", 1988): tutti in piedi a seguire le evoluzioni di un Michael Stipe già 'tarantolato', che si presenta elegantissimo in giacca e cravatta (!). Seguono due episodi da "New Adventures in Hi-Fi", "Departure" e "Undertow", e poi il recente singolo "Animal". I primi brividi giungono sulla scorta di "Boy In The Well", primo estratto (di una lunga serie) dal menzionato "Around The Sun": grande prova vocale di Stipe, ineccepibile anche dal vivo e, se possibile, ancora più appassionante. Rispetto alla quiete malinconica del disco in questione, il brano suona più secco e vibrante. A seguire, uno dei grandi 'classici' del repertorio della band di Athens, "So. Central Rain" (originariamente su "Reckoning", datato 1984), qui riproposto in guisa più ritmata, e poi la recente "High Speed Train", purtroppo affossata da un suono di batteria eccessivamente riverberato.

Il momento più emozionante del set giunge forse con la splendida esecuzione di "Everybody Hurts", cantata all'unisono un po' da tutti nella penombra della sala illuminata da centinaia di accendini: eccellente la prova del duo Stipe/Buck. Il dittico "Electron Blue"/"Electrolite", viceversa, lascia un po' interdetti, con i nostri a tirare un po' il fiato. Per fortuna arriva "Leaving New York", resa in guisa perfetta, e soprattutto l'incalzante "Orange Crush", che infiamma le prime file anche grazie ad uno Stipe quantomai espressivo (finalmente in camicia) nonché ai giochi di luce sullo sfondo. Consapevole di avere il pubblico dalla sua, il vocalist introduce le successive "I Wanted To Be Wrong" e "Final Straw" scusandosi pubblicamente per l'operato dell'amministrazione Bush: giù applausi. Dopo "Imitation Of Life"  (da "Reveal") é la volta di un altro highlight assoluto della serata, quella "The One I Love" che conserva tutto il suo fascino magnetico ad oltre quindi anni di distanza dalla pubblicazione originaria ("Document", 1987). Il tempo di una "Walk Unafraid" e siamo al gran finale (pubblico in piedi e Stipe che si lancia in una danza funambolica): "Losing My Religion" non tradisce le attese. I musicisti abbandonano il palco, ma il pubblico non si dà per vinto richiamandoli a viva voce sulla scena: "What's The Frequency, Kenneth?" dà l'avvio al rush finale, che vedrà l'esecuzione (nell'ordine) di un'intensa "Drive", "I've Been High", "The Outsiders", "The Great Beyond" e dell'inedita "I'm Gonna DJ". L'epilogo spetta alla festosa "Man On The Moon", prima dei saluti di rito. Gli astanti sfollano entusiasti, davvero un concerto riuscito.

I R.E.M. hanno dimostrato di saper gestire al meglio un repertorio davvero ricco con una prova sanguigna sul palco, nonostante qualche défaillance a livello sonoro (la batteria, in particolare, ma anche la sei corde di un Pete Buck non sempre lucido). La vera forza dei georgiani risiede senza dubbio nell'impeccabile ugola di Michael Stipe, grandissimo interprete ed eccellente intrattenitore (termina il set a torso nudo nel tripudio generale, dopo aver dato davvero l'anima per oltre due ore). I brani di "Around The Sun" hanno perso qualcosa in termini di raffinatezza degli arrangiamenti ma, al contempo, hanno sicuramente guadagnato in energia: per quanto mi riguarda, una conferma dello status raggiunto in oltre vent'anni di carriera dalla band, nell'ambito di un concerto che ha reso giustizia al congruo numero di presenze. L'equivoco, per quanto attiene ai R.E.M., é forse sempre stato quello relativo allo spessore 'rock' del combo (celebre la 'querelle' critica "U2 vs R.E.M.", particolarmente in auge alla fine degli anni Ottanta); chi scrive li ha piuttosto considerati alla stregua di un'inarrivabile icona più propriamente 'pop', e la serata di Bercy ha confermato le peculiarità di questi musicisti: scrivono ottime canzoni e le interpretano con la giusta 'verve', pur conservando un profilo 'umile' che li rende ancora più simpatici (e 'umani', lontani dagli eccessi da rockstar) agli occhi del grande pubblico.

Michele Dicuonzo

 

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