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MARLENE KUNTZ "S-low" tour 08/02/2006 - Roma (Circolo degli Artisti)
Dopo l'arte e la poesia di "Bianco Sporco" ed un tour degno di ogni rispetto in ambito sonico, ecco ciò che non ti saresti mai aspettato. I Marlene Kuntz hanno girovagato, per anni, alla ricerca di suoni sempre diversi, nuovi e coinvolgenti: ed ora eccoli alle prese con uno spettacolo inedito quanto sentito, ammaliante e coinvolgente. Una scaletta particolare, quella dello "S-low" tour (il nome stesso lascia intendere il programma), composta da brani 'leggeri' e, per la maggior parte, accantonati per dar spazio, in precedenza, ad energie di altra entità. Se si pensa poi che, originariamente, questo spettacolo avrebbe dovuto contenere una sostanziale componente esecutiva acustica (!), la curiosità nasce e pervade l'intuito di chi, i Marlene, ha sempre amato vederli incollati ai multieffetti e accinti a strusciare le chitarre sugli amplificatori.
L'orario di apertura delle danze è fissato per le 22:30, ma il quartetto (in realtà 3+1) di Cuneo, per sconosciuti motivi, mette piede sul palco solo intorno alle 23. Nell'arco di scarsi ma soddisfacenti 90 minuti circa di concerto, si può ammirare la dolcezza e l'armonia che costituisce il tocco delicato, ma convinto, sulle corde di Godano e soci. Colpisce vedere, se vogliamo, un Gianni Maroccolo in seconda linea, comodamente agiato, col suo 4 corde in braccio su una sedia alla sinistra dell'ottimo Luca Bergia, anche se il suo carisma e la sua inventiva di arrangiamento non rimangono secondi a nulla. Brano di apertura dell'inedito show è la 'catartica' "Lieve", eseguita in un atteggiamento semiacustico che conferisce al complesso armonico un'atmosfera eterea davvero molto affascinante e coinvolgente. Molti sono i brani estrapolati e rivisitati dai primi due meravigliosi lavori discografici ("Catartica" e "Il Vile"), tra cui "Fuoco Su Di Te", "Nuotando Nell'Aria" (proposta con una lentezza e leggerezza iniziale da suicidio) e la ammaliante "Come Stavamo Ieri", preceduta da un minutaggio interminabile di distorsioni e multieffetti al cardiopalma (tipici dell'essenza marleniana) immancabili, a quanto pare, in ogni genere di show che i quattro piemontesi riescono a proporre.
Segue, poi, una scarica di canzoni intrise di anima e cuore, come "Infinità" (il cui arrangiamento minimale lascia, forse, un po' di amaro in bocca), "Bellezza" (priva, ovviamente, del meraviglioso arrangiamento tastieristico, ma comunque avvolgente), la commovente "Serrande Alzate" e la straziante "La Canzone Che Scrivo Per Te". A tratti aleggia un fantasma di silenzio, di delicatezza (incitata da Godano stesso con i suoi 'shhh' verso il pubblico), che viene, però, strettamente contraddetta dalle maledizioni di "Amen" e "A Chi Succhia". Come idea, lo "S-low" tour non pecca in inventiva e suggestione; del resto, la componente sperimentale è sempre stata il fulcro dell'arte compositiva ed esecutiva del gruppo. Certo è un'idea, se vogliamo, anche a tratti strana e apparentemente ambigua nell'intento sempre vivo della band di non lasciare neanche per un attimo l'elettricità dei loro strumenti. Resta, comunque, la convinzione che Marlene Kuntz sono ormai orientati verso orizzonti di spiritualità sia lirica che sonica, di armonia, verso una continua ricerca che porterà, di certo, ad ambiti traguardi, anche se ancora sconosciuti.
L'idea, infine, (almeno ad avviso del sottoscritto) di trarre un disco dal vivo da una eventuale registrazione e selezione a termine del tour, potrebbe essere un'azione interessante, da rendere complementare all'esperienza cardiaca di "H.u.p. Live In Catharsis". E' questa un'ipotesi fattibile: saranno serviti i due microfoni posti in alto, vicino alle casse, ad immortalare, per caso, l'atmosfera ed il calore del pubblico?
Stefano Gallone
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