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ANGRA 05/02/2005 - Milano (C-side)
Quella che segue e’ la cronaca di cio’ che poteva essere e non e’ stato. Cioe’ l’occasione mancata dagli Angra per consacrarsi ad alti livelli anche come live band agli occhi del pubblico italiano. Sono le 18 in punto quando scorgo in lontananza il C-side, il locale (discoteca) che avrebbe ospitato il concerto degli Angra. I cancelli sono ancora chiusi sebbene l’orario previsto per l’apertura fosse le 18. Ne approfitto per rifocillarmi e per non sentire i morsi della fame durante il concerto presumendo la lunga durata dell’evento. Sono previste infatti due band di supporto: in ordine di apparizione, i Manticora e gli Edenbridge. Alle 18:40 circa arriva il momento di fare l’ingresso nel locale, ma ahime’, appena messo piede all’interno, mi accorgo subito dell’inadeguatezza del posto ad ospitare un evento di tale portata. La sola pista da ballo non puo’ bastare a contenere l’ondata metallica di fans di tutte le eta’, cosi’ si comincia a stare stretti gia’ prima che lo spettacolo cominci. Anche la sicurezza del pubblico viene meno in questa situazione...Per non parlare poi dell’acustica, veramente pessima e non all’altezza della caratura dello spettacolo annunciato. E pensare che il C-side era stato scelto perche’ doveva essere piu’ capiente del Rainbow, dove prima si era pensato di organizzare il concerto.
E cosi’ stipati si attende l’inizio delle operazioni che avviene intorno alle 19:30. I primi a salire sul palco sono i Manticora, reduci dalla loro ultima fatica, l’ottimo “8 Deadly Sins”, che dimostrano di possedere una grande tecnica ma soprattutto di saper 'tenere il palco'. L’ottima prestazione del singer Lars Larsen carica il pubblico presente e sembra essere l’inizio di una grande serata. Una curiosita’: ad un certo punto della sua performance, lo stesso Lars, spostatosi troppo avanti sul palco, inciampa su una spia e rischia di precipitare giu’ e di compromettere la sua esibizione. Ma per fortuna cio’ non accade ed e’ lo stesso cantante a prenderla con autoironia e a sfoderare un divertito sorriso. Anche questo puo’ succedere. Davvero notevole la prestazione dei Manticora, che suonano un power 'tecnico' fatto di assoli rapidi e complicati ma supportati da una solida sezione ritmica. Una piacevole sorpresa. Dopo un rapido cambio della scarna scenografia e di qualche piatto della batteria e’ il momento di vedere all’opera gli Edenbridge. La formazione, composta da due chitarre, un basso e una voce femminile, non si dimostra all’altezza della band precedente. L’adrenalina sprigionata dai Manticora d’un tratto sparisce e lascia il posto alla delusione di un metal, quello degli Edenbridge, che non e’ ne’ carne ne’ pesce, ne’ power ne’ prog, o forse a tratti l’uno e a tratti l’altro. A cio’ si aggiunge l’inadeguatezza di una flebile voce femminile che mal si sposa con il contesto in cui e’ inserita. Non conoscevo gli Edenbridge prima di stasera, ma dopo questa prestazione incolore non mi e’ venuta neanche la voglia di approfondire l’argomento. La pochezza di questa band e’ testimoniata anche dal fatto che gia’ dopo il secondo brano la gente inneggiava a gran voce gli Angra.
Ed eccoci giunti dunque al culmine della serata, stanno per salire sul palco i brasiliani Angra, reduci dal loro ultimo lavoro, quell’ottimo “Temple of shadows” che da un paio di mesi ormai ascolto quasi regolarmente. La tensione comincia a salire quando echeggiano nel C-side le note registrate di “Gate XIII”, che da brano conclusivo del cd viene trasformato per l’occasione in brano d’apertura dell’esibizione. Ad esso segue “Deus Le Volt!” al termine del quale si vedono muovere delle ombre sul palco. Sono loro: gli Angra stanno per sfoderare il meglio del loro repertorio. Questo il mio pensiero negli attimi immediatamente precedenti all’inizio. In seguito mi sarei accorto che mi sbagliavo. La prima song e’ “Spread Your Fire”, la splendida opener di “Temple of Shadows”, che fa letteralmente andare in visibilio l’intero locale. La prestazione della band sembra essere incoraggiante, I due chitarristi, Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt sembrano integrarsi alla perfezione, con alle spalle un sempre preciso Aquiles Priester alla batteria e un ipertricotico Felipe Andreoli al basso. In particolare quest’ultimo dimostra di avere talento e si esibisce con disinvoltura in tapping sul basso, non propriamente un esercizio per principianti. Anche Edu Falaschi sembra ispirato, su di lui sono puntati gli occhi della critica dopo lo split della band da Andre’ Matos. Ed Edu risponde da par suo, sfoderando una prestazione all’altezza. Il pubblico esplode entusiasta anche perche’ la scaletta contiene brani stellari, probabilmente il meglio del loro repertorio. Tra tutti annovero “Rebirth”, “Nova Era” e “Acid Rain”, ma potrei continuare con molte altre pietre miliari. Non mancano neanche inaspettate novita’, come un Edu Falaschi che suona l’acustica in “Heroes of Sand” o un mini assolo di Rafael con l’acustica che introduce la splendida “The Shadow Hunter”.
Ma proprio quando mi sto per convincere che sto assistendo ad un gran concerto ecco giungere inaspettato l’irreparabile: dopo “Nova Era” la band saluta calorosamente il pubbico e va via. La gente attende il bis, uno, due, cinque, dieci minuti ma il tanto atteso bis non giunge, anzi, i tecnici iniziano a smontare palco e strumentazione mentre gli addetti alla sicurezza si accertano che il locale venga fatto 'evacuare' il piu’ presto possibile. Io, sconcertato, consulto l’orologio e mi accorgo che gli Angra hanno suonato soltanto per un’ora e venti minuti! Non mi era mai capitato di vedere un concerto senza bis, anche se e’ possibile, pero’ la sensazione che ho avuto uscendo dal C-side e’ stata quella di insoddisfazione, di qualcosa di non completo, le mie aspettative sono state deluse. Proprio quando, avendo sentito la scaletta veramente ben strutturata, un po’ tutti ci stavamo prendendo gusto, e’ arrivata la fine e tutti a casa. Riflettendoci su, se il concerto fosse durato anche soltanto un quarto d’ora in piu’ sarebbero potute apparire song quali la grande assente “Make Believe”, oppure brani tratti da “Angels Cry” come “Carry On”. E il concerto si sarebbe chiuso alla grande. Tanto bello il loro ultimo disco e completo in ogni parte, cosi’ insoddisfacente il tour (o almeno la tappa italiana).
Volendo in breve schematizzare: tra i lati positivi di questa tappa ci sono senza dubbio la scelta dei brani, la prestazione tecnica e la coesione del gruppo. Tra i lati negativi, invece, la scelta del locale (troppo piccolo e poco consono ad ospitare un concerto di una band internazionale, acustica pessima) e una troppo breve durata.
Rosario Amico
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