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BOB DYLAN 10/11/2005 - Casalecchio di Reno (Palamaguti)
Ci si può sentire completamente soli come una roccia che rotola via, quando si è senza una casa, quando si è perso tutto e quando ci si ritrova a riflettere su se stessi e sulla propria condizione. Cosi cantava Dylan trentotto anni fa divenendo poi, con il tempo, l’incarnazione diretta delle sue parole, e cominciando quel "Neverending Tour", il tour senza fine, che da anni lo porta in giro per il mondo a raccontare le sue canzoni, continuando a diffondere la propria testimonianza, magari senza più la voglia di un tempo, ma con uno spirito apparentemente simile.
Bob Dylan, giovedì sera al Palamalaguti di Casalecchio, inaugura la prima delle due tappe che lo vedono impegnato in Italia, con uno spettacolo che ha visto il palazzetto completamente pieno. Concerto per certi versi tradizionale, la classica miscela di folk e di blues acido caratteristica del suo suono ha si' entusiasmato, ma senza sorprendere. C’è però da ammettere che la voce, per quanto naturalmente non più acuta come nei ruggenti anni sessanta, si è conservata sorprendentemente bene negli anni, continuando a donare ciò che realmente il pubblico da essa vuole: intensità di emozioni e poesie che diventano note.
La gente che attorniava il palco (sul quale era stato allestito un grande sipario color porpora, che all’aprirsi ha scoperto una coreografia di stelle luminose), apparteneva a tre generazioni diverse, giovani con pantaloni a vita bassa e teste incanutite, che assistevano con piacere al susseguirsi di pietre miliari come "Like A Rolling Stone", "All Along The Watchtower", "Highway 61 Revisited", più accenni agli ultimi lavori e richiami a quel "Freewheelin’ Bob Dylan" del 1963, dal quale però non ha estratto le classicissime "Master Of War" o "Blowin' In The Wind".
Uno spettacolo bello (ma forse dal prezzo esagerato), che giunge in un momento di intensa attività per il 'menestrello beat': "No Directon Home", il film documentario realizzato con Martin Scorsese, è appena uscito così come la sua colonna sonora, mentre nelle librerie da tempo sono reperibili le "Chronicles" dylaniane e gli "Scrapbook", raccolta di ricordi e musica del periodo 1956-1965. Si prospettano ottimi riscontri commerciali, in barba alla protesta.
Claudio Nigri
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