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CAVE IN + PELICAN
15/02/2006 - Torino (Spazio 211)

Dopo aver accolto nel corso del 2004 Cult Of Luna ed Isis, Torino si conferma città dedita ad un certo genere di sonorità, ospitando la data settentrionale del passaggio in terra italica di Cave In e Pelican. Le due bands, accomunate dall'essere accasate presso la medesima etichetta, Hydra Head, si diversificano, oltre che per la proposta musicale, anche per le aspettative riposte in questo tour.

Alle 22:45 spetta ai Pelican l'apertura della serata nel piccolo ed accogliente Spazio 211. Forti dell'uscita, lo scorso anno, del successore dell'acclamato esordio "Australasia", "The Fire In Our Throats Will Beckon The Thaw", i nostri sono sin dalle prime note ansiosi di mostrare la bontà della loro proposta, ricordiamolo, totalmente strumentale. La band decide di utilizzare il tempo a disposizione, che alla fine risulterà di cinquanta minuti scarsi, dando maggior risalto all'aspetto tradizionale della propria produzione, quello da loro stessi definito 'highly amplified', tralasciando i passaggi acustici caratterizzanti parte dei lavori in studio, probabilmente per mancanza del tempo necessario al loro sviluppo. Tra i cinque brani presentati, tutti ottimamente accolti dai numerosi presenti, spiccano "March To The Sea", nella versione, appunto, decurtata dell'ottimo sviluppo acustico presente sull'omonimo EP, e "Autumn Into Summer".

Breve cambio di palco ed è la volta dei Cave In. Diverso anche l'atteggiamento con il quale il concerto viene affrontato. Mentre, da un lato, i Pelican sono comprensibilmente intenzionati ad affermarsi, i Cave In, dal canto loro, avendo già conosciuto la consacrazione con "Jupiter", album che successivamente li ha visti approdare ad una major (la RCA, che vide in loro, e soprattutto nella voce di Steven Brodsky, una band potenzialmente commerciale) ed il flop di "Antenna", con le sue sonorità così marcatamente emocore e pulite, al quale seguirono accuse di tradimento da parte dei fan di lunga data, oggi sono qui a dimostrare la loro voglia di ripartire da dove "Jupiter" si era fermato: hardcore, metal e sonorità dalla discreta carica spaziale. Il tutto di ritorno a casa Hydra Head, da dove tutto partì. Pertanto, i Cave In sono in tour non tanto per promuovere l'ultimo album, "Perfect Pitch Black", raccolta di brani composti nel periodo "Antenna" ma troppo sporchi per farvene parte, quanto per mostrare quale sarà la direzione futura della band, prova ne sono i due tiratissimi pezzi inediti presentati.

Sia chiara una cosa: i Cave In hanno sicuramente una migliore resa come live band, in questo caso anche grazie alla presenza del batterista Ben Koller dei Converge, una vera furia, sostituto del defezionario Jr Connors; i brani in questo contesto guadagnano in dinamica, aggressività e potenza. I pezzi proposti hanno spesso richiesto l'utilizzo della voce urlata, hardcore, opera non di Steven Brodsky ma del bassista Caleb, quasi a voler rendere evidente che "Antenna" è stato solo un mezzo passaggio a vuoto nell'evoluzione sonora della band. Il pubblico gradisce e applaude la band al termine di ciascun brano. Nessuno potrà negare la bonta della serata torinese, resa possibile grazie all'impegno della Hellfire Promotions, dove, nonostante l'esibizione delle band fosse tutto fuorché una sfida, forse, immaginandola come tale, ai punti avrebbero vinto i Pelican, per la loro capacità di conquistare l'attenzione dei presenti giunti principalmente per ascoltare i Cave In.

Stefano Serati

 

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