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DREAM THEATER, ANGRA, LABYRINTH
23/06/2005 - Stra (Villa Pisani)

Volevo vedere i Labyrinth per la prima volta dal vivo, volevo assistere al riscatto degli Angra dopo la cocente delusione della loro apparizione a Milano dello scorso Febbraio e volevo accertarmi, infine, dell’ottimo stato di salute dei Dream Theater anche in sede live. Alla fine posso ritenermi soddisfatto sotto ognuno dei tre aspetti. Ma andiamo per ordine.

La location dell’evento, Villa Pisani, dall’indiscutibile fascino e valore artistico, accoglie l’ondata di metal-fans provenienti da diverse parti d’Italia. L’immenso prato all’ingresso lascia a bocca aperta per la sua vastità ma anche per le bellezze naturali ed artistiche che lo cingono. In fondo si scorge il palco, maestoso, sul quale spicca come sempre la batteria a tripla cassa di Portnoy coperta da un lugubre telo nero che la nasconde allo sguardo degli astanti. Giusto il tempo di notare questi particolari che alle 19 e 20 circa mi accorgo di un certo movimento nel backstage misto a un crescente mormorio della folla. E’ ora di iniziare. I Labyrinth salgono sul palco per primi abbigliati con camicie di forza, nonostante il caldo umido, a ricordarci del loro ultimo album "Freeman". Il singer Roberto Tiranti è in forma: più volte i suoi acuti hanno squarciato il cielo sereno di Stra. La band nostrana esegue un mix di brani esattamente suddiviso tra brani vecchi e nuovi tratti dall’ultimo recente album. Tutto sommato una buona prestazione senza sbavature né imprecisioni. Buona l’intesa tra i due chitarristi, così come la trascinante sezione ritmica basso-batteria. Quaranta minuti di musica ben suonata per il gruppo nostrano: chi li ama sarà rimasto soddisfatto della loro performance.

Dopo un veloce cambio di strumentazione, è il turno degli Angra. Edu Falaschi e soci salgono sul palco carichi e intenzionati a far bene. Stavolta, a differenza del concerto di Milano, mancano i difetti che avevano minato quella performance: l’arena è sterminata (a Milano si era trattato di un’angusta discoteca), l’amplificazione e’ ottima (a Milano la voce era praticamente assente), ma soprattutto i brasiliani si esibiscono senza pressione in quanto non suonano da headliner ma come 'spalla'. Una scaletta per forza di cose più breve, ma comunque intensa. Da pezzi tratti dallo splendido "Temple Of Shadows" si esplorano brani più datati quali "Carolina IV" o l’immancabile "Carry On". Le doti tecniche del quintetto non sono da mettere in discussione, ma neanche la presenza scenica: con un Edu che percorre il palco instancabilmente da una parte all’altra, la postura degli altri membri con un piede sull’amplificatore spia (Bruce Dickinson docet) quasi a voler simbolicamente dominare la folla, dimostrano quanta voglia di fare avessero i membri della band. Il riscatto e’ compiuto.

Alle 22:04 invece echeggiano le prime note del breve intro al concerto dei Dream Theater. Sale la tensione. Ti aspetti l’opener tratta dall’ultimo "Octavarium", "The Root Of All Evil", arriva invece "Metropolis pt.1" tratta dall’immortale "Images And Words". E il pubblico impazzisce. La scenografia è come al solito scarna e spoglia, ma e’ la prestazione che lascia a bocca aperta. Non una nota fuori posto, l’espressività della chitarra di Petrucci ha del disumano, la puntualità di Portnoy e di Myung, rispettivamente alla batteria e al basso, è degna dell’Olimpo dei grandissimi, così come gli assoli alle tastiere di Rudess che in "Octavarium" e’ ritornato a grandi livelli. In più, ma questo ormai non fa notizia, James LaBrie non smette di sorprendere. Son lontani i tempi quando non convinceva, titubava su alcuni acuti e sfoderava prestazioni incerte. Adesso tutto è cambiato, grande prova del singer, a suo agio su qualsiasi stile di cantato. Un artista completo, in grado anche di intrattenere la folla, degno di usare il microfono dei Theater.

La serata prosegue tra brani di "Octavarium" che si alternano ad altri meno recenti. Tutti suonati magistralmente, con la stessa precisione di come sono registrati su disco. Una curiosità: a chiudere il concerto un altro pezzo di "Images And Words", "Pull Me Under", stavolta però suonato con un ritornello veloce, velocissimo, a cui fa da contraltare un finale lentissimo, come a voler rimandare il più possibile il momento di accomiatarsi dai propri fan. La luna rossa che fa capolino sopra villa Pisani accompagna l’uscita di scena dei nostri, ma rimane forte l’impressione di aver assistito a un grande evento. Del resto, quando ci sono di mezzo i Dream Theater l’evento vale sempre il prezzo del biglietto. Di seguito trovate la tracklist del concerto dei Theater, così potete giudicare da soli se avreste gradito o meno partecipare a questa serata. Io posso dirvi soltanto che chi c’era si è sicuramente divertito.

Tracklist:
Intro
Metropolis pt.1
The root of all evil
Just let me breathe
Lie
Endless sacrifice
Panic Attack
Never enough
Sacrificed sons
Home
Jonh Petrucci's guitar spot
The spirit carries on
In the name of God
Encore:
As I am
Pull me under

Rosario Amico

 

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