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DREDG - Live Report C'era attesa, molta attesa; attesa tipicamente italiana, fremente ed impaziente. Quattro anni fa il primo lavoro dei californiani, "Leitmotif", entrò timidamente in Italia grazie ad una ristampa ad opera della Interscope (l'edizione originale risale al 1999), ma passò quasi inosservato, eccezion fatta per alcuni attenti addetti ai lavori ed altrettanti appassionati dotati di buon fiuto. L'anno successivo il botto, l'album che fece gridare al miracolo: l'uscita di "El Cielo" creò scompiglio e generò non pochi rammarichi, per il fatto che la band e gli organizzatori di eventi non seppero cogliere le risposte al segnale proveniente dall'Italia. Il tour europeo successivo alla pubblicazione dell'album non attraversò i nostri confini. Delusione. L'uscita, quest'anno, di "Catch Without Arms", album stratosferico per molti (anche per chi scrive), superiore e più omogeneo del precedente, generò, come dicevo in apertura, attesa, molta attesa. I più impazienti li seguirono qualche mese fa in Svizzera, a Zurigo, trasferta resasi necessaria per non correre il rischio di non vederli in Italia. Fondamentale il lavoro svolto dalla Dna Concerti che, senza tanti fronzoli, ha saputo tradurre in fatti il desiderio e la speranza, circolanti in rete, di poter vedere i Dredg suonare nel nostro paese. L'attesa è stata pienamente ripagata. Unica data italiana, arrivo al Transilvania Live di Milano verso le 21:45, il locale è gremito. Gli ascoltatori italiani hanno risposto: nel cercare spazio tra i corpi odo cadenze venete, toscane, romane. Sono le 22 precise quando i teli del palco si aprono, le emozioni hanno inizio. I brani proposti vengono pescati da "Catch Without Arms" e da "El Cielo", ottima scelta che sembra soddisfare tutti, eccezione fatta per la decisione di non includere in scaletta la canzone "Catch Without Arms", proposta in altre date del tour. In chiusura gli unici due pezzi tratti da "Leitmotif", per la cronaca "Yatahaze" e "90 Hour Sleep". La voce di Gavin Hayes è stupenda, non è esagerato affermare che non presenta cali rispetto a quanto è possibile udire nei lavori in studio. Dal pubblico si odono in più occasioni i fan chiamare il batterista Dino Campanella, non per altro che per le sue chiare origini italiane. Batterista che si occupa anche delle tastiere, sia sull'album che in sede live. Ovviamente ciò è possibile nelle sezioni più rilassate; in altre sono sufficienti a 'riempire' il suono l'ottimo lavoro di basso/chitarra e la slide guitar suonata da Gavin Hayes. I brani scivolano piacevolmente, il concerto termina dopo circa sessanta minuti, senza bis, senza proteste: molti gli sguardi soddisfatti di persone consapevoli di aver assistito al concerto di quattro giovani ragazzi californiani che, se continueranno a tradurre in musica in maniera razionale ciò che viene dettato loro dall'istinto, sicuramente avranno ancora molto da dire nel prossimo futuro. Stefano Serati
E' un bel pomeriggio settembrino quello che accompagna il sottoscritto all'agognato rendez-vous dal vivo con i Dredg. Reso disponibile esclusivamente come 'import' un mese or sono, il nuovo "Catch Without Arms" viene lanciato in grande stile (era ora!) nell'immenso Virgin Megastore che troneggia sull'Avenue des Champs Elysées: per celebrare l'evento, i californiani si cimenteranno in uno showcase gratuito (!) per la gioia degli astanti. Arrivato di buon'ora, mi piazzo come consuetudine a tre metri dal palco, in fremente attesa: saremo non più di un centinaio di fan, ma numerosi curiosi non tarderanno ad unirsi a noi. Alle 15 in punto i Dregd salgono sul palco. Un veloce saluto e si parte sulle note di "Ode To The Sun": salta subito all'occhio la veemenza con la quale Mark Engles 'aggredisce' la sua sei corde, per non tacere dell'autentica furia che si scatena sul drum kit di Dino Campanella. L'interpretazione vocale di Gavin Hayes é struggente e maestosa, col nostro che si dimena come in trance per poi andare a cercare i nostri sguardi nella folla. Il suono é eccellente, teso, magnetico, arioso, nulla a che vedere con quello (già peraltro ottimo) delle registrazioni in studio. Si succedono con sommo gaudio dei presenti le varie "Bug Eyes", "Catch Without Arms", "The Tanbark Is Hot Lava", la magistrale "Sang Real" e la splendida "Jamais Vu": esecuzioni perfette, gruppo coeso ed in perfetta forma, applausi scroscianti del pubblico. Nell'istante in cui esplodono i tipici crescendo sonici della band, la prossimità dell'universo Mogwai si rende evidenza palpabile. Si chiude con la mitica "Same Ol' Road", interpretata magnificamente, prima che i roadies prendano possesso del palco smontando progressivamente la batteria di Dino, che continua imperterrito a pestare su tutto quello che gli rimane a tiro! Ovazione finale ampiamente meritata e grandi sorrisi ovunque. Dopo appena cinque minuti, i Dregd scendono tra la folla: abbracci, strette di mano, autografi, un momento unico che azzera una volta per tutte la distanza tra fan e gruppo (se mai é esistita). Ne approfitto anch'io per avvicinare il vocalist Gavin Hayes, farmi firmare il cd e chiedergli se c'é la possibilità di una breve intervista per Sensorium. Gavin é di una gentilezza squisita, francamente disarmante: "No problem! Ti raggiungo all'uscita tra pochissimo!". Ed ecco che, di parola, mi raggiunge dopo qualche minuto, per un'interview completamente improvvisata: una piacevola chiacchierata informale, più che altro... Grazie per essere venuto, vedendo la folla che c'é dentro mi sono detto che ne avevi per un bel po'... Ma tu sei italiano, si sente dal tuo accento! Di quale parte dell'Italia sei originario? Sud, la regione delle Puglie, é sul versante orientale, non lontano dalla Grecia... Non la conosco, ma sono comunque già stato in Grecia: é un posto bellissimo! Beh, dopodomani sarete in ogni caso a Milano: vedrai che il pubblico italiano é davvero speciale! Come hai trovato quello parigino? Avevate già suonato da queste parti? Si' é la terza volta che veniamo a Parigi, avevamo già suonato qui ed in ogni caso ci ero già venuto da semplice turista. Parigi mi piace, mi sento a mio agio qui, é davvero una bella città! Se tutto va bene saremo di ritorno il prossimo Dicembre... Lo spero vivamente! Complimenti per il concerto, davvero eccellente... Grazie! Sai, all'inizio mi sentivo un po' a disagio: é strano suonare in un negozio di dischi, la gente che va e viene, senza considerare il fatto che temevamo di disturbare coloro che erano là per caso e che facevano tranquillamente i loro acquisti... Ma stai scherzando?! Ascoltavo i commenti di chi era di passaggio: erano ben contenti di aver 'scoperto' un ottimo gruppo di cui non avevano mai sentito parlare in precedenza! Qui in Francia siete poco conosciuti, ma quali sono state le reazioni altrove, in seguito alla pubblicazione di "Catch Without Arms"? Beh, come spesso capita, i pareri sono piuttosto discordanti: c'é chi ha apprezzato il nuovo disco e chi invece lo trova inferiore al precedente o addirittura a "Leitmotif"... Immagino che non si possa mettere tutti d'accordo! Io trovo che "Catch Without Arms" sia un ottimo disco, e la resa dal vivo lo ha ampiamente confermato... Credo che le canzoni suonino più energiche, vadano dritte al punto: in ogni caso noi siamo fieri di questo disco, non volevamo incidere un "El Cielo pt.2"... Effettivamente é un lavoro meno complesso rispetto ad "El Cielo", più diretto, ma non meno affascinante. Del resto tradisce la vostra evoluzione, non dimentichiamo che voi siete essenzialmente partiti da un approccio 'metal'... E' cosi', pero' col tempo i gusti cambiano, si evolvono. Non dimentichiamo che i brani di "Leitmotif" sono stati composti nel 1997: abbiamo ascoltato tanta altra musica differente nel frattempo, e poi stiamo probabilmente invecchiando! (risate) Una domanda a proposito del titolo del disco: cosa intendete esattamente per "Catch Without Arms" ? E' un modo di dire, significa essenzialmente 'porsi in una situazione rischiosa', prendere dei rischi. E' per questo che nella title-track canti: "That's what happens when you compromise your art, It's what sets us apart" ? Si', ma i testi non vanno interpretati alla lettera: quel brano é senza dubbio sarcastico... A proposito di testi, tornando a "El Cielo", puoi dirmi qualcosa di più preciso sul concept di quell'album, la famigerata 'sleeping paralysis'? Beh, posso assicurarti che non si tratta di pura fantasia, é un fenomeno sconcertante che esiste davvero! Ci siamo documentati al proposito, con testi e testimonianze di prima mano: a quanto sembra, si sono verificati svariati casi della sindrome in questione! Voglio dire, gente che si era appena assopita o che faceva un pisolino e che si é ritrovata 'bloccata', come in una specie di trance... Tornando ai concerti, ho visto che avete infilato una lunghissima serie di date, praticamente non vi fermate mai... A chi lo dici! Siamo sempre in tour ed abbiamo intenzione di continuare! Devo confessare che talvolta diventa davvero stressante, perché non hai il tempo di recuperare... Ci sono momenti in cui vorrei essere a casa, lontano da tutto questo... E' peraltro vero che quando ritorniamo nelle nostre famiglie, dopo un po' abbiamo nuovamente voglia di ripartire: é una sorta di rapporto odio/amore! Un'ultima domanda prima di lasciarti andare: vi sentite parte di una scena oppure un'entità 'a parte'? Credi che ci sia qualcosa di nuovo, musicalmente parlando, in quest'ultimo periodo, oppure tutto é stato inesorabilmente già fatto e si tende ormai ad avanzare per 'cicli'? Difficile rispondere a questa domanda... Credo che esistano gruppi capaci di soluzioni innovative, che meritano di essere seguiti, come ad esempio i Deftones, con cui siamo stati in tour, e tanti altri... Non so se si possa parlare di una vera e propria 'scena', in ogni caso. Ok, grazie mille per la tua disponibilità e a presto allora! Grazie a te, e scusami ancora se ti ho fatto attendere! Ciao!! Michele Dicuonzo
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