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FRANZ FERDINAND
19/12/2005 - Bologna (Pala Dozza)

La frenesia del quotidiano vivere moderno, conseguente inconveniente dell'epoca tecnologica, troppo schiava dei supporti elettronici, validi aiutanti ma potenziali imputati dell'impersonalità dell'uomo del XXI secolo, è un fenomeno che ha colpito anche la musica. La facilità con la quale attualmente è possibile 'crearla' e la faciloneria con cui molta gente crede di saper suonare, anche se non fa altro che accendere un computer o copiare meschinamente vecchi riff di chitarra, ha dato vita a due reazioni contrapposte; da un lato si è rischiarato un lume di cultura democratica, dato che non sono più necessari macchinari costosi e studi di registrazione per comporre e registrare una traccia, cosicché ogni talento è liberissimo di sbocciare. Ma allo stesso tempo, si è creato un vortice polveroso di musica 'usa e getta', di musica che non è degna di ricevere tale sostantivo per essere denominata, all'interno del quale è difficile riuscire ad orientarsi e scovare qualcosa che realmente abbia un valore artistico. Il rischio è quello di fare passare grandi truffatori del rock per i nuovi Rolling Stones, mentre molti giovani talenti rimangono inosservati, soffocati e fagocitati dal crudele meccanismo che in un attimo può dare la celebrità, ma che con la stessa velocità può gettarti nell'oblio.  

In questo contesto non confortante, ma giovane e migliorabile, sono venuti alla  luce un paio di anni fa gli scozzesi Franz Ferdinand: due soli album alle spalle ("Franz Ferdinand", 2004 e "You Could Have It So Much Better", 2005)  e un immediato quanto meritato successo planetario, grazie alla potente e coinvolgente miscela sonora che li caratterizza. Capaci di aver costruito un'identità musicale in meno di due anni, forte di un'impronta ritmica di assoluta qualità, con basso e batteria semplici ma trascinanti e chitarre come  schegge taglienti che invitano a ballare e a scuotere il bacino, Nick, Alex, Bob e Paul sono riusciti anche nel difficile compito di mettere d'accordo la critica più elitaria con gli amanti del pop, hanno fatto sposare perfettamente il proprio spirito indie con enormi riscontri commerciali, vestono eleganti camicie Dior ma, ascoltandoli, anche un fan del rock più arduo ed estremo, non storcerebbe il naso annoiato.  

In occasione dell'uscita del secondo album e del conseguente tour, sono sbarcati Lunedì 19 Dicembre a Bologna, dove ad accoglierli c'era un Pala Dozza completamente pieno di gente scatenata e la troupe di MTV pronta a raccogliere tutte le immagini salienti del concerto. L'esibizione è stata una ventata di pura energia rock, un lampo, un bagliore improvviso durato infatti troppo poco. I novanta minuti che hanno visto impegnati i Franz sul palco sono sembrati infatti insufficienti per un pubblico che, seppur galvanizzato, non  è stato troppo veemente nel richiedere il bis. Tuttavia durante lo scorrere dei vari brani, dalle ottime e nuove "The Fallen" o "This Boy", fino alle ormai classiche "Take Me Out", "Jaqueline" o "40 ft", le prime file sembravano incontrollabili, ovunque ci si abbracciava e si saltava uniti nel 'pogo', mentre il gruppo visibilmente divertito dalla situazione, ricambiava l'affetto eseguendo i pezzi con maggior vigore. L'impressione personale è stata, paradossalmente, quella di preferire le versioni dei brani su disco, dove è possibile apprezzarne meglio la grezza, scarna, ma piena ricercatezza musicale e ritmica. Realisticamente invece, non posso non ammettere che l'atmosfera festosa e chiassosa, come da buona tradizione rock dalla quale non potevo restare immune, la buona forma e la carica emotiva dei musicisti, sono state il corroborante di una serata felice e movimentata, musicalmente moderna ma con lo sguardo perennemente rivolto verso ataviche radici new wave.

Claudio Nigri

 

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