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I AM KLOOT
19/05/2005 - Bologna (Covo)

Nel numero di Aprile del Mucchio Selvaggio, è apparsa una recensione di Gianluca Testani (Go-Betweens Oceans apart Tuition/Family Affair) che mi è sembrata quanto mai veritiera; il giornalista affermava infatti che non si 'dovrebbe consentire ad un fan di esprimersi professionalmente su di un gruppo che si adora'. Difatti i sentimenti fin troppo di parte che emergerebbero da un’eventuale recensione, sarebbero decisamente evidenti e soprattutto pieni di quella giusta vena di esagerata 'venerazione' che caratterizza il fan di un qualsiasi gruppo musicale. La mancanza di obiettività incomberebbe minacciosamente sulla buona riuscita della recensione. Però, come giustamente sostiene Testani, delle volte non ci si può esimere dallo scontrarsi con il 'peccato', quando questo ti si presenta li sotto gli occhi, pronto solo per essere compiuto.

Non ritenendomi assolutamente un santo, conscio del fatto che Cristo non si è fermato con i ricchi savi ma è andato ad ubriacarsi con i peccatori, quasi quasi provo a descrivere cosa è accaduto Giovedì 19 Maggio al Covo di Bologna, quando sul palco, direttamente da Manchester, sono arrivati Johnny Bramwell, Peter Jobson e Handy Hargreaves: gli I Am Kloot. L’atmosfera del piccolo locale bolognese era resa calda tanto dalla piacevole ansia che il fatto di rivedere gli I Am Kloot in un contesto tanto diverso rispetto al precedente mi provocava (l’ultima volta si trattava di un pacato teatro, ora mi trovavo al Covo di Bologna, leggermente alticcio e ispirato), tanto dall’effettivo clima tropicale che si era ricreato nella minuscola stanza dove di li' a poco sarebbe iniziato il concerto.

Poi ecco che all’improvviso, senza neanche fare in tempo a domandarmi come il gruppo sarebbe salito sul palco vista la mancanza di entrate, i tre fanno il loro ingresso in sala passando direttamente in mezzo al pubblico disorientato. Eccoli li' i tre principali rappresentanti del cosiddetto 'New Acoustic Movement', definizione alquanto vaga che effettivamente non vuol dire niente in particolare, ma che nella sua accezione ingloberebbe artisti come Badly Drawn Boy, per intenderci... Cazzate di questo tipo, che gli specifici ed informati 'addetti ai lavori' utilizzerebbero per inscatolare in epiteti e terminologie progetti musicali vivi e dolci nella loro semplice capacità di evocare una spensierata beatitudine (come appunto nel caso degli I Am Kloot), riuscendo a sminuirne l’effettiva carica emotiva.

Ma questi tre ragazzotti, con la melodiosa linearità del loro suono classico fatto di basso, batteria e chitarra acustica (che raramente diventa elettrica) suonata rigorosamente senza plettro, esplosi qualche anno fa come un fulmine melodico di interessantissima vivacità e carichi di quella triste passionalità che può provenire solo da chi vive a Manchester, sono riusciti ad impostare il proprio modo di suonare fin dagli esordi, discordandosi da esso solo parzialmente, dimostrando una notevole bravura nel saper mantenere un’invidiabile originalità. Gli I Am Kloot sono infatti, musicalmente parlando, inclassificabili. O meglio, tramite lunghe perifrasi e banali accostamenti, sarebbe assolutamente possibile dare una descrizione dei tre, ma si spegnerebbe l’enfasi che l’ascolto di brani come "Morning Rain", "Storm Coming", "Strange ArrangementOf Colours" sono capaci di suscitare, semplicemente lasciandoli scorrere nel lettore. Vogliamo dire che si tratta di new folk? Chiamiamolo così, anche se con i Byrds secondo me hanno poco da spartire. Nuovo movimento acustico? D’accordo, gli I Am Kloot non sono un gruppo di rock estremo, ma cosa mai vorrà significare 'new acoustic movement'?

Il timbro della voce di John, acuto e struggente, unito alla decisa batteria di  Hargreaves, entrambi accompagnati dall’enigmatico e nicotinomane Jobson, hanno condito e reso piacevole una serata di ottima musica di tipico stampo 'british', che è passata via velocemente. Il gruppo ha riproposto in prevalenza i brani del primo album 'Natural History' e diverse tracce del secondo tomo omonimo. Ma il concerto è stato anche la vetrina per portare dal vivo in Italia i pezzi dell’ultimo album, l’ottimo "God and Monster", ultimo tassello poetico che va ad impreziosire la loro giovane ma promettente carriera.

"Abbi pietà di coloro che divengono schiavi del legame di seta dell’Amore, e si reputano padroni di qualcuno e provano gelosia e si uccidono con il veleno e si torturano perché non riescono a vedere che l’Amore è mutevole come il vento e come tutte le cose. Ma abbi ancora più pietà di coloro che muoiono per la paura di amare e rifiutano l’Amore in nome di un Amore maggiore che non conoscono" (P.C.)

"Dovetti riflettere. Non mi inginocchiai, ma mi sedetti a fissare i frangenti che inghiottivano la riva. Così non va, Arturo Bandini. Hai letto Nietzsche, hai letto Voltaire, dovresti sapere come comportarti. Ma riflettere non mi aiutava, ragionando sarei forse riuscito a convincere la mia mente, ma non il mio sangue che mi teneva in vita, era il mio sangue che mi scorreva dentro, dicendomi che avevo sbagliato. Mi abbandonai al mio sangue e lasciai che mi trasportasse fino al mare profondo dei miei inizi..." (John Fante)

"La cultura è solo maschera, penna e zappa..." (C.N.)

Claudio Nigri

 

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