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INTERPOL
21/04/2005 - Paris (Zénith)

Nonostante la calata parigina dello scorso autunno (un controverso concerto all'Elysée Montmartre, col drummer Sam Fogarino malato e praticamente ridotto ai minimi termini), lo Zénith offre stasera un colpo d'occhio rimarchevole: grande pubblico e sala 'sold out' in ogni ordine di posto. Parigi ama gli Interpol ed é ricambiata dal combo newyorkese, che sa di poter contare sui favori della critica e degli astanti. Atmosfera rilassata e buone vibrazioni collettive sono il viatico ideale per un set molto atteso: c'é gente arrivata dalla provincia appositamente per questo appuntamento e, in seguito ad una rapida occhiata, l'éta media dei fan si conferma comunque elevata (ben oltre le trenta primavere).

La prima parte é affidata agli Spoon, originari di Austin (Texas): una buona manciata di album alle spalle ed un sound prossimo a quello di Pavement, Pixies e, naturalmente, Interpol. Il loro nuovo, sesto lavoro "Gimme Fiction" é stato appena pubblicato ed il trio si lancia nell'esecuzione dei brani piů recenti: niente male, il pubblico dimostra di apprezzare, eppure non ci sono sembrati nulla di trascendentale. Il palco viene sgombrato lentamente per accogliere gli Interpol e la partenza é affidata, come da copione, alla suggestiva "Next Exit": notevoli le luci (uno dei punti di forza dell'intero show) e valida la resa sonora (tutt'altra cosa rispetto al breve set degli Spoon). Si prosegue con la gettonata "Slow Hands", che accende i primi fuochi di pogo nelle prime file, mentre la successiva "Stella Was A Diver" é una sorpresa particolarmente apprezzata dai fan della prima ora. C'é comunque qualcosa che non quadra nella resa chitarristica di Daniel Kessler, che richiama a grandi gesti un 'roadie' sul palco per farsi accordare il suo strumento! Si riparte sulle note dell'eccellente "Narc", ed effettivamente la differenza si nota: come un diesel, la band comincia progressivamente a carburare sciogliendo le ultime perplessitŕ. Grande la resa del dittico "Public Pervert"/"Not Even Jail", seguite dall'ottima "Leif Erikson" e da una tesa "Evil". Eccellente il contributo della sezione ritmica, col bassista Carlos D. in debita evidenza, e confortante, ispirata la prova al microfono del pur compassato Paul Banks.

L'agognata "NYC" consolida ulteriormente la comunione tra pubblico e musicisti, ormai stretti in un abbraccio virtuale che vibra per tramite di un suono emozionante: a tratti, pare di trovarsi in una sorta di cattedrale gotica. "C'mere", "Take you On a Cruise" e "PDA" chiudono i conti, con i presenti completamente conquistati. Richiamati a gran voce, gli Interpol sciorinano un trittico mirabile: la rara "The Specialist", l'inarrivabile "Obstacle 1" e, per concludere, una versione vitaminizzata di "Roland" che scatena un pogo infernale nelle prime file. Applausi scroscianti al termine, con la band visibimente soddisfatta. Un grande concerto, per una grande, consolidata realtŕ musicale del nostro tempo.

Michele Dicuonzo

 

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