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KEANE
22/03/2005 - Paris (Olympia)

Concerto sold out da tempo all'Olympia, gremito per l'occasione da un pubblico quantomai eterogeneo ed entusiasta. All'ingresso i bagarini propongono gli ultimi tagliandi all'esorbitante tariffa di 300 euro (!!), e c'é persino qualche leggiadra (e disperata) donzella pronta a sottoporsi all'eventuale salasso. La prima parte é affidata al canadese Rufus Wainwright, che sciorina per l'occasione un repertorio parecchio 'Keane-oriented', ma talvolta eccessivamente lezioso: peccato, poiché il nostro é simpatico e riesce ad accattivarsi subito i favori del pubblico.

Il tempo di sgombrare gli strumenti e l'attesa comincia a farsi palpabile tra i presenti. Sono le 21:10 quando i Keane si presentano sul palco: il boato dei fan é francamente impressionante! Tom Chaplin appare sorridente ed in forma (lo ricordavo più grassottello) e la band attacca alla grande sulla scorta di "Can't Stop Now": buona la presenza scenica del vocalist, che svaria su tutto il fronte, mentre Tim Rice-Oxley (al piano) e Richard Hughes (alla batteria) si dimenano come dei forsennati (facendo un po' di 'scena'...) durante la loro performance ai rispettivi strumenti. E' la volta di "Bend and Break", seguita dalla gettonatissima "Everybody's Changing", ed il delirio collettivo degli astanti prosegue, tra chi canta a squarciagola, chi salta e chi gesticola senza soluzione di continuità. Atmosfera davvero rovente: Chaplin se ne accorge e si intrattiene col pubblico tra un brano e l'altro (anche per rifiatare). Emozionante anche la resa dei brani più intimisti, tra i quali spiccano "We Might as Well Be Strangers" e "Sunshine". Davvero eccellente la prova del cantante che praticamente non sbaglia una virgola. Il volume sembra crescere col passare dei minuti e ne fa le spese la delicata "She Has No Time", che finisce per risentire dell'eccessivo riverbero di tastiere e batteria. I Keane ci presentano anche alcuni brani inediti (tra i quali mi é sembrato di riconoscere "Nothing In Your Way" e "Hamburg Song"): arrangiamenti più complessi e meno immediati, ma rimarchevoli al solito le melodie che lasciano intravedere un futuro secondo album di tutto rispetto.

La band cala gli ultimi assi nel finale: "Somewhere Only We Know" e "Bedshaped" (cantate praticamente all'unisono dal pubblico!) mettono tutti d'accordo prima del bis conclusivo, che riserva altri due eccellenti inediti e la festosa "This Is the Last Time". I Keane si congedano nell'ovazione generale, suggellando un autentico trionfo. Poco da aggiungere, un autentico fenomeno 'popolare' che si regge sulla qualità delle canzoni: mancavano le chitarre ma nessuno ci ha fatto caso, la forza degli albionici sta tutta nelle loro imparabili melodie.

Michele Dicuonzo

 

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