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TELEVISION
20/07/2005 - Alberobello (Esperimenta)

Ero li', pigramente chino sul mio computer, cercando su internet qualche data per un buon concerto da seguire nel mese di Luglio appena tornato nelle mie care e vecchie Puglie. Non che mi sentissi particolarmente fiducioso; infatti a parte delle rare e succose eccezioni, le giunte comunali della mia regione non si sono mai dimostrate troppo attente nel realizzare dei veri concerti degni di tal nome. Ripeto, salvo qualche raro caso, non è che i programmi musicali dei  festival estivi  che allietavano le mie terre, mi avessero mai entusiasmato più di tanto. Certo ho visto Conte, Bugo, gli Avion Travel, gli Afterhours, Vasco, i Litfiba dei tempi d’oro, i Csi, ma mi sentivo insoddisfatto. Quando un grande nome internazionale (ammetto che quest’anno c’è stato Iggy e i suoi Stooges ad allietare l’estate di Melpignano con i suoi duemila abitanti)? Quando la Puglia avrà il suo festival decente con nomi altisonanti? Dicevo dunque che mentre bighellonavo fra i vari siti, senza troppa fiducia, tutto ad un tratto vengo risvegliato dall’aver letto sul mio freddo computer, un nome ed un luogo. Il tutto è stato come una vera illuminazione, come quelle che raramente colgono i tanti credenti buddisti, nel momento in cui si scoprono essi stessi Buddha. Fu la rivelazione.

Incredulo, fortemente convinto che si trattasse di uno scherzo, provo comunque un brivido freddo nel leggere che i Television (si', proprio loro, Verlaine, Lloyd, Ficca e Smith), avrebbero suonato il 20 Luglio nella vicinissima (vicinissima rispetto al mio paese) Alberobello. Preso da rapide convulsioni, digito immediatamente l’indirizzo del mio sito di fiducia dove raccolgo tutte le informazioni sui live italiani. E ragazzi, anche li' trovo la conferma di quanto letto prima. Tuttavia mi sentivo ancora incredulo. Come diavolo è possibile che i Television, per celebrare una storica reunion, sarebbero venuti ad esibirsi per la loro unica data italiana nella trullesca Alberobello? Invece era proprio così. Dopo aver telefonato agli organizzatori del concerto (che si sarebbe tenuto all’interno della rassegna "Esperimenta", la quale, per smentire il mio vittimismo frustrato da pugliese senza concerti nella sua terra, proponeva nella sua scaletta Costeau, Calexico e Perturbazione), chiedendo se davvero i Television avrebbero suonato in quel luogo e in quella data ed ottenendone una conferma, sono entrato in uno stato di grazia, impossibile da ridisegnare attraverso l’uso delle semplici parole.

Dicevo venti Luglio: ebbene, gli dei sono scesi in terra esattamente in questa data, anno del Signore 2005. Galvanizzato e fremente vado ad occupare la parte esattamente antecedente al palco, davanti ad un migliaio di sedie di plastica che avrebbero ospitato il resto del pubblico. Ma come cazzo si fa a vedere un concerto dei Television seduti?! Fatto sta che i mitici quattro salgono sul palco quando già la mia mente vagava al 1977, tre anni prima che io nascessi, anno in cui questi quattro di New York decisero che la musica da li' in poi non sarebbe stata più la stessa. Fra i trulli già si spargevano le note di pezzi come "Friction", "See No Evil", "Prove It", "Little Johnny Jewel", ma non ebbi il tempo di emozionarmi perché subito fui colto da un pensiero nefasto: che fine ha fatto la voce di Tom Verlaine? Cazzo, Tom! Quotidianamente, in tutte le persone che frequento da anni, riesco a notare la triste realtà degli anni che passano senza pietà: i loro gesti e i loro discorsi si sono caricati con il tempo di una drammaticità fatalista che mi deprime notevolmente, però speravo che almeno la sua voce fosse rimasta immune da tale declino. Purtroppo no. Purtroppo anche gli acuti graffianti delle sue note alte, irraggiungibili, si sono dovute arrendere al crudele passare dei secondi, minuti, ore, mesi e anni. Purtroppo. Ma diamine, non me ne importava assolutamente niente. Accettavo la ciclicità come fatalità del destino umano e quindi me ne sono fatto subito una ragione. Del resto, Verlaine non canterà più come trent’anni fa, ma lì davanti a me si stavano comunque esibendo gli autori di "Marquee Moon", il disco che insieme a "Rock’n’roll Animal" ha più influenzato la mia vita di ascoltatore e appassionato.

E per quanto gli anni avessero crudelmente sottratto il vigore alle corde vocali di Verlaine, questi non sono riusciti a fare lo stesso con le sue dita magiche. Le sue e quelle di Richard Lloyd. Questi due splendidi chitarristi hanno letteralmente ipnotizzato il pubblico con le loro rispettive sei corde. Erano degli autentici viaggi sonori quelli provocati dallo sgorgare incessante delle loro note elettriche. Purezza stilistica e capacità improvvisativa sopra la media, sono riuscite a colmare le lacune vocali. Credetemi, non si poteva non restare in estasi di fronte alle evoluzioni chitarristiche di quei due. I Television, sia ben chiaro, possono fare assoli di dieci minuti senza mai sembrare banali. Le loro chitarre viscerali, potenti e forti di una indescrivibile tecnica, non vi suoneranno mai come qualcosa di già sentito. Sono pertinenti e riconducibili solo alla loro fine vena creativa. Con che parole definire un brano di quasi quindici minuti, giocato sempre sul filo del rasoio chitarristico, sospeso perennemente nella possibilità di esplodere improvvisamente in un assolo prepotente e che invece rimane sempre nel bel mezzo di quella sospensione, perché quando le chitarre sembrano partire restano bloccate nel mantenere lo stesso giro, sul quale va a poggiarsi la voce (questa volta sicura e tagliente) di un Verlaine che sembra soffocare, piangente?

Pura poesia. Pura estasi, Bibbia del rock. Almeno secondo l’antico senso 'bangsiano' di festa e spudoratezza che affibbiava alla parola. Il tutto, sia ben chiaro, era sostenuto dal ritmo frenetico e martellante della batteria di Ficca. Forse avrò fatto una recensione parziale del loro concerto, ma se andate a controllare, almeno un terzo delle band rock attuali deve l’esistenza della loro ispirazione a questi quattro padrini della new wave. Senza ancora ottenere risultati simili, ovviamente.

Claudio Nigri

 

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