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BLOC PARTY
12/05/2007 - Bologna (Estragon)

Gran concerto: non si può scrivere altro. La formazione dell'Essex è riuscita nell’intento di unire musica e spettacolo scenico in una performance che ha lasciato il segno. L'ingresso era più caro dell’anno scorso, quando si sono esibiti al Vox di Modena ma, come si dice in questi casi, 'il prezzo del biglietto valeva il concerto'. Il frontman Kele Okereke, accompagnato da Russel Lissack (alla seconda chitarra), Gordon Moakes (al basso) e Matt Tong (alla batteria) ha eseguito un vasto repertorio di canzoni, un repertorio che poteva contare sull’innesto di vecchie glorie del passato (come "Banquet", "Modern Love", "Positive Tension") e sulle 'new entry' di tracce fresche fresche dal nuovo cd "A Weekend In The City". I Bloc Party non sono di certo una band che non sa far divertire ai propri concerti, perché non dimentichiamoci che forse i veri protagonisti di queste esibizioni sono proprio gli spettatori: i ragazzi in fila davanti al cancello, con il biglietto già stropicciato tra le dita, pronti a spingere e a farsi largo per arrivare per primi davanti alle transenne.

Quelle stesse transenne che poi saranno l’unico ostacolo tra loro e la band, le stesse transenne su cui poi verranno spinti... Ma va bene, va tutto bene perché solo per alcuni concerti, solo per quei concerti veramente intensi, si possono sopportare. Non dimentichiamoci poi, che Kele Okereke veglia su di noi. Affermazione strana per un articolo di musica, ma coerente con il concerto. Sì, perché è proprio lo stesso cantante che interrompe la canzone "I Still Remember" a causa dei soliti 'ragazzetti' che presi dalla foga e dall’agitazione si lanciano sulle teste degli spettatori, facendosi largo tra la folla a furia di botte e spintoni. È lo stesso Kele che riporta la tranquillità e la calma, ed è il grande Matt Tong che batte i '4' con le sue bacchette per dare il tempo e far ricominciare come se niente fosse il concerto.

Una performance piena di carica, ma che non è stata esente da qualche piccola imperfezione tecnica. Imperfezioni che non si notano quando in scena c’è un vero e proprio spettacolo. Perché può capitare a tutti un accordo 'sbilenco' o un groove di batteria non proprio preciso, ma nulla che non si possa correggere con un sorriso ai fans. Il quartetto si è esibito per circa un’ora e tre quarti, facendo una breve pausa a metà concerto e concedendo una canzone 'fuori scaletta'. La canzone in questione è "Pioneers". Un brano che termina con la frase "We will not be the last". Una piccola poesia di canzone durata qualche minuto, nella quale il grande Matt Tong riesce a dare il meglio, riesce a trascinare con i suoi giri di 'tom' il pubblico. E noi ce lo auguriamo, come dice la stessa frase di cui sopra. Ci auguriamo che i Bloc Party non siano di certo gli ultimi, si spera sempre che possano nascere nuove band sempre migliori o almeno al livello di quest’ultima. Perché la buona musica non ha tempo ed è una forma di arte che fa bene all'anima.

Da ricordare l’esecuzione del brano "She’s Hearing Voices", in cui il cantante ha dato il massimo: ha coinvolto il pubblico, è sceso dal palco, ha salutato i ragazzi e, preso dall’euforia del momento, ha preso ed indossato una t-shirt del gruppo, una di quelle magliette che si vendono a caro prezzo nei piccoli stand. Poi è risalito sul palco e ha coinvolto il resto della band: é stato un grande spettacolo, e non mi stancherò mai di dirlo. I quattro ragazzi inglesi sono stati bravi, molto bravi. Russel è un maestro, impeccabile. Gordon è un musicista tuttofare, perché oltre a suonare il basso accompagna le canzoni con lo xilofono ("Waiting For The 7:18"). Di Matt Tong posso dire che é uno dei batteristi che preferisco: unisce la velocità di esecuzione alla precisione, esegue groove intricati e originali che danno alle canzoni dei Bloc Party quella marcia in più che non tutte le band indie hanno. Ultimo, non per ordine di importanza, è il frontman Kele Okereke che oltre a suonare la chitarra, canta e sbalordisce il pubblico. Raggiunge note altissime e coinvolge i fan con enormi sorrisi che dispensa a destra e a sinistra. Perché non dimentichiamoci che suonare deve essere un piacere e questo i Bloc Party lo sanno bene: é una gioia assistere alla loro esibizione.

Come detto in apertura, possiamo affermare che il concerto è valso il prezzo del biglietto (ben 25 euro in prevendita!). Un costo molto alto, ma che se dobbiamo essere sinceri, siamo stati contenti di aver affrontato. Non dimentichiamoci della band di supporto: i Biffy Clyro, un gruppo composto da tre elementi, ma che riesce a fare della buonissima musica. Un trio di 'canterini', perché sia il chitarrista, che il bassista ed il batterista lasciano la loro impronta vocale su ogni canzone. Bella performance carica di energia, un’esecuzione chiara e precisa. Il genere non appartiene a quello dei Bloc Party, è più vicino a sonorità rockeggianti, ma come si dice in certi casi 'se il buongiorno si vede dal mattino'.... E poi un concerto iniziato da una band di supporto valida è già un gran buon inizio. E tale inizio i Bloc Party hanno saputo portarlo a termine nel migliore dei modi.

Report di Alessandro Ferri, immagini di Roberta Facchini

 

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