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A PERFECT CIRCLE 31/01/2004 - Paris (Zénith)
Tutto esaurito allo Zénith di Parigi (oltre diecimila gli astanti) per la data dal vivo di Keenan e compagni. Il sottoscritto arriva nell'imponente sala con tutto comodo, complice anche il tragitto non indifferente da percorrere in metropolitana. Con troppo comodo, giacché mi perdo la performance della band di supporto, condotta dalla ex-Hole Melissa Auf Der Maur. Poco male, nel momento in cui faccio il mio ingresso sul parterre ho modo di avanzare indisturbato verso le prime file, giacché buona parte del pubblico si é spostata al bar per sorseggiare una birra fresca. Pubblico peraltro variopinto, con un bel po' di belle ragazze in tenuta 'gotica'. Davvero un bel vedere!
Il palco é imponente, l'amplificazione anche (la conosco bene, avendo assistito al concerto degli Strokes in Dicembre): le luci si spengono, grande momento di suggestione collettiva, urla di eccitazione incontrollata da parte di tutti e si parte (si decolla..) sulle note della magnifica "Vanishing". Un vero e proprio viaggio, il basso di Twiggy che ti perfora lo stomaco, giochi di luce affascinanti, la sagoma di JMK che conduce le danze in guisa sciamanica: un incipit grandioso! E' la volta di "Pet", e comincia la calca per conquistare i pochi metri che ci separano dalla scena. Parte il pogo, ma é l'illusione di pochi istanti, poiché a prescindere dal suono faraonico, impernianto in ogni caso sulle basse frequenze (ergo, basso e batteria in primo piano, la voce di Keenan su tutto e le chitarre che non mordono come dovrebbero - ed in questo caso non si puo' argomentare di problemi al mixing, la resa dello Zénith rappresenta il top della capitale francese, me ne sono reso conto con gli Strokes -, qui si tratta proprio del sound degli APC che, spiace dirlo, non é propriamente 'bello'), i brani risultano stranamente rallentati rispetto al disco. Per certi versi, manca quell'energia, quella potenza gagliarda che era lecito attendersi! Nulla da dire sulla performance dei protagonisti, che magari danno anche l'impressione di una certa leziosità, Freese e JMK a parte. Iha, in particolare, fa praticamente tappezzeria ("He is fucked up!", conferma lo stesso Keenan al pubblico un po' allibito), mentre Howerdel se non altro mostra di darci dentro. Seguono "The Noose", ipnotica ma anche poco coinvolgente, e poi ancora le classiche "Hollow" e "Magdalena": attendevo spasmodicamente proprio quest'ultimo brano, che reputo mirabolante, ed immaginate la mia delusione quando Keenan ha cominciato ad arrancare nel crescendo finale! Stessa cosa per "Orestes", peraltro eseguita in maniera impeccabile, ma strozzata nel refrain conclusivo.. Peccato! Certo che c'é una bella differenza tra quello che riescono a fare su disco e la perfomance sul palco! Senza considerare che in sede live i vari brani tendono ad assomigliarsi pericolosamente un po' tutti, come se le stesse linee conduttrici di basso e chitarra fossero alla base del 'brano-tipo' degli APC, cosa che su disco non si nota granché... Azzeccatissimi, come detto, i giochi di luce, con l'alternarsi di sfondi verdi e gialli, a richiamare l'artwork dell'ultimo "13th Step", a quelli rossi rubino propri di "Mer De Noms".
Con "Weak and Powerless" il pubblico sembra al settimo cielo, é il singolo che praticamente tutti conoscono grazie al mirato airplay delle radio parigine, mentre un cono luminoso blu oltremare avvolge JMK per l'esecuzione di "Blue", doppiata da una versione appena ritoccata di "The Nurse Who Loved Me". A questo punto, un tipo accanto a me mi fa: "Certo che se continuano cosi' rischiamo di addormentarci!". Nel frattempo un bel po' di gente comincia a fare marcia indietro dalle prime file (!!): fa caldo, non succede nulla di particolare, niente pogo - vale la pena di restarci? Il ragionamento non fa una grinza, e peraltro giungo ad una conclusione abbastanza logica: gli APC dal vivo somigliano ad una sorta di versione metal dei.. Pink Floyd! Effettivamente l'equivoco é quello del concerto metal, ma posso assicurarvi che era da un bel po' che non assistevo ad un set cosi' tranquillo! A smentirmi, arriva (finalmente!) una versione poderosa di "The Outsider" (se solo avessero suonato tutta la scaletta con questa verve!) e poi la fascinosa "The Package". Le ultima cartucce sono evidentemente le migliori, come certificano "Thinking Of You" e "Judith": ovazione del pubblico per JMK che ringrazia ("Non abbiamo mai suonato davanti a cosi' tanta gente") ed annuncia un prossimo concerto quest'estate (e per fortuna che si é voltato alla fine dopo averci dato le spalle per quasi un'ora e mezza - poi magari qualcuno mi spiegherà il motivo per il quale porta dei capelli lunghi posticci: Howerdel é calvo, e non mi sembra che ne faccia un dramma).
In conclusione, un buon concerto, interpretato con piglio 'professionale' ma anche un po' freddo e relativamente coinvolgente. Dubito che andro' a rivederli, almeno di qui a breve, ed in ogni caso le t-shirt a 27 euro hanno ulteriormente raffreddato gli entusiasmi che nutrivo per questa serata tanto attesa.
Michele Dicuonzo
A PERFECT CIRCLE 25/01/2004 - Milano (C-Side)
Dopo due date, a Roma e a Rimini, gli APC tornano in Italia per un concerto nel capoluogo lombardo, inizialmente fissato al FilaForum di Assago e successivamente spostato al C-Side (Ex Propaganda). La location non è certo la più adatta per un evento del genere: il locale è piccolo e piuttosto dispersivo dal punto di vista dell'acustica, e la capienza non certo enorme in confronto all'afflusso di pubblico non ha certo giovato alla perfetta realizzazione del concerto. L'apertura è affidata a Melissa Auf Der Maur, musicista di grande fascino e classe, ex bassista di Hole e Smashing Pumpkins, che ha presentato alcuni brani del suo nuovo album solista in uscita in questi giorni, convincendo il pubblico con una manciata di canzoni all'insegna di un buon rock energico e preciso.
Dopo un lungo sound-check è l'ora degli APC. La band si presenta sul palco disponendosi su più livelli: John Freese e James Iha suonano su due pedane poste sopra il palco; "Twiggy" e Billy Howerdel sul palco vero e proprio, e Maynard in piedi dietro ad un telo nero, sul quale, attraverso un gioco di luci, viene proiettata l'ombra del cantante. Il pezzo d'apertura è "Vanishing" dall'ultimo "Thirteenth Step": Il suono non è al top, specialmente quello delle chitarre, troppo poco incisivo. Il tutto, però, verra sistemato, più o meno, durante il concerto. La band mette subito in vista i differenti caratteri dei propri componenti: Maynard, finalmente visibile in seguito alla caduta del telo, è granitico, imponente e inquietante nei suoi movimenti nervosi e violenti; James Iha suona con uno stile elegante e dialoga volentieri con il pubblico; Josh Freese pesta duro sui tamburi; "Twiggy" cammina per il palco facendo un po' quello che gli pare o fissa qualche punto a caso tra la gente suonando praticamente immobile; Billy Howerdel è una presenza quasi aliena, silenzioso e rilassato.
La band alterna sapientemente brani dei due album, sintetizzando al minimo le differenze soniche fra "Mer De Noms" e "Thirteenth Step": gli episodi migliori della scaletta sono certamente "The Hollow", "Magdalena, "Thinking Of You", sorprendente dal vivo, "A Stranger" e "Pet". Anche se le canzoni del trittico iniziale di "Thirteenth Step" ("The Package", "Weak And Powerless" e "The Noose") risultano le più coinvolgenti nella dimensione live. "The Package", in particolare, dopo l'inizio pacato e falsamente quieto, esplode letteralmente con un muro di chitarre e la 'danza' di Maynard. La chiusura del concerto è affidata a "Judith", cantata da tutti i presenti. Circa un'ora e mezza di concerto continuo, forse un po' poco, ma il gruppo è affiatato, unito ed è riuscito a tirare fuori un ottimo spettacolo. Se ancora non eravate convinti delle capacità degli APC o li credevate un semplice side-project, andate a vedere un loro live: la sensazione che proverete sarà quella di aver assistito ad una gran cosa, il che non fa mai male.
Philip Di Salvo
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