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NEIL YOUNG 03/05/2003 - Milano (Teatro Smeraldo)
Nella sua lunga carriera Neil Young si è sempre dimostrato un artista pronto a sorprendere con delle scelte talvolta azzeccate ed altre meno, che senza dubbio l'hanno sempre portato ad essere definito come un coraggioso. L'esibizione al Teatro Smeraldo di Milano ha dato nuova conferma di questa ipotesi. Chi al giorno d'oggi si sarebbe presentato davanti ad un pubblico armato solo di chitarra, voce e armonica eseguendo un intero album ancora inedito? Oggigiorno pochi. Forse una volta sarebbe stato più nella norma. E in questo il buon vecchio Neil non è cambiato. Non ancorandosi al suo passato, come invece molti altri della sua generazione hanno fatto e continuano ancora a fare, ma facendone comunque tesoro, il grande vecchio del rock dimostra di non aver perso smalto.
Ma partiamo con la cronaca. Vestito come al giorno della prima comunione, il vostro inviato si addentra in un ambiente di giovani vecchi e vecchi giovani, per la maggior parte armati di magliette di Pearl Jam, Nirvana, The Who (...???), che proprio in base a questa differenza di aspetto squadrano per tutto il tempo dell'attesa me e il mio compare (anch'egli col vestito della festa). Tralasciando queste amenità, poco dopo le 21:00 una voce annuncia che "gli spettatori sono pregati di sedersi e che, per volere dell'artista, al fine di non interrompere il corretto svolgimento dell'esibizione, non sarà più permesso a nessuno di entrare". Insomma, se arrivi in orario, bene. Altrimenti, ciccia. Sento così che il clima si fa serioso e nell'aria c'é la tensione tipica di quando si è in procinto di incontrare qualcuno di importante.
Le luci si abbassano. Sul palco, una sedia circondata da chitarre acustiche, un tavolino sul quale sono disposte quattro o cinque armoniche, una tazza, acqua e un quaderno. Dietro, un pianoforte a coda, uno verticale e un organo a pedali. Gli applausi introducono Neil che silenzioso si siede e, con una tranquillità che dovrebbe far scuola, inizia a suonare "Falling From Above", la prima canzone del suo nuovo album "Greendale", che rimarrà inedito per tutti i mesi a seguire. Così la prima ora e mezza si concentra sull'esecuzione completa di "Greendale". Ma Neil non ha solo voglia di suonare, vuole anche parlare, raccontare una storia. E così ci si accorge che non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un concept album, e ogni capitolo di questa "saga della famiglia Green" è corredata da un'introduzione parlata. Purtroppo però, parte del pubblico non capisce un'acca dei discorsi di Neil e non pensa a lui come ad un artista che ha ancora qualcosa da dire, scambiandolo per uno dei tanti musicisti 'jukebox', urlando titoli di sue vecchie canzoni durante gli intermezzi parlati. Ma Neil non è uno di quelli, e alle insistenti quanto fastidiose urla (sia per lui che per noi) risponde con un esplicativo "Fuck you!". Il cavallo pazzo ha delle storie e a chi dovrebbe raccontarle se non a noi? Con "Be The Rain", nella quale il Nostro fa anche utilizzo di un megafono, si conclude la prima parte del concerto. Il pubblico intorno è in parte soddisfatto, in parte perplesso, soprattutto poichè la sua conoscenza dell'americano forse non è poi così elevata. Addirittura c'è chi si aspettava un concerto elettrico con i Crazy Horse. Adesso.. Va bene tutto.. Però ogni tanto scendere dalle nuvole farebbe bene.
La seconda parte del concerto è all'insegna di quelle vecchie hit che il pubblico si aspettava. Anche se la "Helpless" che verrà richiesta in modo a dir poco idiota per tutta la serata non verrà mai eseguita. Bravo Neil! Le scelte appartengono al repertorio degli anni '70, così che possiamo assistere con enorme gioia all'esecuzione di "Old Man", "Pochaontas", "Don't Let It Bring You Down", "Cortez The Killer" e altre, aggiungendo un'ulteriore ora e mezza di spettacolo. Il personaggio è carismatico e nonostante la cornice acustica, che può apparire ostica a molti, non fa che concentrare sempre più l'attenzione su di sè. Durante la scelta dell'armonica da usare, Neil la immerge nel bicchiere d'acqua e spruzza sulle prime file come le stesse benedicendo. Ma subito, con gli occhi rivolti al cielo dice "No, that's not my job". Dopo "Old Man" si siede al piano e inizia una canzone che sinceramente non ho riconosciuto, ma dopo un minuto sbaglia gli accordi ("oh, I fuck me up, I'm sorry") e abbandona l'impresa tornando alla chitarra con una grandissima esecuzione del classico "Don't Let It Bring You Down". Con "War Of Man", quasi commovente, sembra concludersi la serata, ma dopo una bella serie di applausi Neil torna per una meravigliosa "Heart Of Gold", con la quale saluta e ringrazia tutti noi che per tre ore siamo stati spettatori di una grande prova di un grande artista.
Setlist: - Falling From Above - Double E - Devil's Sidewalk - Leave The Driving - Carmichael - Bandit - Grandpa's Interview - Bringin' Down Dinner - Sun Green - Be The Rain - Lotta Love - Pocahontas - Old Man - Don't Let It Bring You Down - Cortez The Killer - Long May You Run - Comes A Time - After The Gold Rush - War Of Man - Heart Of Gold
Gabriele "Garry" Maruti
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