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PORCUPINE TREE
11/03/2003 - Paris (Trabendo)

Ho assistito ad un concerto al Trabendo quasi un anno fa, era la volta di Jon Spencer e la sua Blues Explosion. In questa occasione tocca ai Porcupine Tree. I biglietti erano già stati acquistati da tempo, mi porto dietro un'amica che (tanto per cambiare) non conosce la band. L`atmosfera all'interno é decisamente rilassata, pubblico di tutte le età e, soprattutto, tantissime ragazze venute da sole col loro zainetto a spalla. Ecco che rimpiango di essere venuto accompagnato. Il tempo di sorseggiare una birra fresca ed i ragazzi salgono sul palco. Ci saranno trecento persone (un delitto per una band di questo calibro!), io mi posiziono a 5 metri dal palco, sono circondato da tizi con le magliette dei Dream Theater! Credo che quest`ultimo particolare abbia qualcosa a che vedere con la svolta 'hard prog' di "In Absentia". Poco male, le luci si abbassano ed il simpaticissimo Steven Wilson ci saluta in un perfetto francese!

La partenza é subito bruciante, "Blackest Eyes" suona poderosa e perfetta anche sul palco. Molto belli i giochi di luce, difatti il cantante ci spiega nel break che il 'light show' é nuovo di zecca. Neppure il tempo di rifiatare e si riparte con "The Sound Of Muzak", che mi ritrovo a cantare da solo - l'impressione é che i francesi non conoscano granché i testi delle canzoni! Nel frattempo l'atmosfera comincia a riscaldarsi, il pubblico risponde bene, non c'é praticamente distanza tra band e fans (sembra in effetti di ritrovarsi in una sorta di piccolo Marquee): é il momento dell'appassionante "Gravity Eyelids", con Steven a fare capolino tra i fumi del ghiaccio secco immersi in una spettrale luce bluastra. E finalmente cantano tutti! E` impressionante come la band renda al meglio i suoni del disco: musicisti semplicemente mostruosi, Wilson fa praticamente quello che vuole con la chitarra, e si muove tantissimo sul palco. La sezione ritmica, efficacissima, é un meccanismo ad orologeria (notevole il lavoro batteristico di Gavin Harrison), Richard Barbieri é un po` defilato ma fa la sua parte, mentre il nuovo chitarrista John Wesley é francamente eccellente ed incrocia alla grande con Steven.

E` il momento di "Lightbulb Sun": due tracce consecutive, "Last Chance to Evacuate Planet Earth..." e "Hatesong", lasciano intendere come l`impatto sonico sia la chiave interpretativa di questo gig. Non c`é un attimo di pausa, giacché Wilson annuncia uno strumentale da "In Absentia": trattasi di "Wedding Nails", tostissima, che esalta le capacità tecniche del quintetto. In tutta franchezza, il brano non mi aveva per nulla esaltato su disco, ma dal vivo é tutta un`altra cosa! Il suono é fenomenale, l'alchimia della band entusiasmante. Pazzesca la comunione che si instaura tra pubblico e gruppo, con i musicisti a scambiare grandi sorrisi col pubblico che, estasiato, ricambia: si percepisce una sensazione di immensa beatitudine, di felicità e benessere per una performance strepitosa. Steven scambia sovente battute con le prime file, si lancia in assoli mirabolanti e ti fissa dritto negli occhi. Poi, di colpo, si gira e si scatena in un headbanging sfrenato con la frangia più calda dei supporter. Dopo qualche estratto da "Signify" é la volta della stupenda "She`s Moved On": grandissima esecuzione, ed assolo chitarristico da antologia, per poco non mi sciolgo in lacrime! Una delizia segue l'altra: é la volta della soffusa "Heartattack in a Lay By", eseguita in un`atmosfera totalmente irreale, col pubblico che segue a bocca aperta i cori mirabolanti del duo Wilson/Wesley: siamo alla commozione pura! Il finale (con tanto di acclamato bis) é devastante: spiccano le versioni fumiganti di "Strip the Soul" e "The Creator Has a Mastertape" che, come detto in precedenza, brillano di una luce del tutto nuova rispetto all`esecuzione di studio. E' chiaro adesso che questi brani sono stati composti pensando soprattutto all`impatto dell'esecuzione dal vivo. Siamo alla fine, applausi scroscianti, cori festanti, Wilson e compagni che stringono mille mani: un trionfo!

Mi incammino veso casa sorridendo, e mentre il metro' scorre in rassegna le varie stazioni ripenso alla sublime bellezza di "She's Moved On", a quel suono di chitarra lussureggiante, puro, organico. E` incredibile come una band meravigliosa come i PT non riesca a vendere la caterva di dischi che meriterebbe, a suonare per un pubblico ben più ampio: la speranza é che questo non sia destinato a restare un culto per pochi intimi, i ragazzi meritano davvero, umili e professionali sul palco come in privato. Non mancate i loro concerti italiani e supportate al massimo questa band: una delizia rara di questi tempi.

Michele Dicuonzo

 

 

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