|
CULT OF LUNA 27/04/2007 - Torino (Spazio 211)
Ne hanno fatta di strada i Cult Of Luna dal giorno della loro formazione, nata sulle ceneri degli Eclipse, e da quando, agli inizi, il gruppo fu tacciato come semplice clone (nord)europeo di Neurosis ed Isis, con i quali, a ben vedere, ha ormai poco in comune. Questo ed altri pensieri mi accompagnano guidando verso Torino. Sapranno i nostri bissare l'ottimo concerto al Barrumba di 2 anni fa, quando l'album da supportare era lo psichedelico "Salvation"? Snobbati dai live club milanesi, il pubblico torinese accorrerà numeroso per onorare lo sforzo della Hellfire Promotions che ha portato loro gli svedesi in casa?
In auto, "Somewhere Along The Highway" si dimostra colonna sonora ideale per accompagnarmi durante questo breve viaggio nella campagna piemontese. Tempo di entrare nel locale, oltrepassando sulla rampa di accesso il bassista Andreas Johansson intento a disconnettersi da Skype per raggiungere il resto della band nel backstage, orientarmi dando rapidi sguardi sulla geometria degli spazi, che alle 23 le luci si fanno soffuse e i nostri danno il via alla serata. La prima cosa che salta all'occhio è il doppio lavoro al quale il chitarrista Johannes Persson è costretto dall'assenza forzata (dovuta a motivi personali) in questo periodo del cantante Klas Rydberg, in quanto oltre al proprio abituale ruolo gli spettano anche le parti vocali. Johannes suona e canta a meraviglia, inoltre risulta difficile immaginare una sola persona in più sul piccolo palco dello Spazio 211.
Le tre chitarre sviluppano tutta la potenza devastatrice del suono live degli svedesi, allo stesso modo gli stacchi per le sezioni più atmosferiche e rilassate sono eseguiti impeccabilmente. Peccato soltanto che un'acustica non perfetta abbia penalizzato eccessivamente le tastiere, non incisive in egual misura a quanto udibile su disco. La scaletta propone brani degli ultimi due lavori della band. L'alchimia del feeling instauratasi tra pubblico (moderatamente numeroso) e band non si interrompe, graziata anche dall'assenza di parole o ringraziamenti scontati tra un brano e l'altro. Maestosa la conclusiva "Dark City, Dead Man", il quale incedere finale ha chiuso l'esibizione nel migliore dei modi, senza lasciare rimpianti se non per quelli generici legati ai concerti di questo tipo: scorrono i minuti e cresce l'ansia che si stia giungendo al termine, che in cuor proprio si vorrebbe non arrivasse mai.
Potremmo stare a parlarne per ore; i Cult Of Luna di oggi propongono dei concerti che dovrebbero essere vissuti ed assimilati in prima persona per poterne misurare la portata. Sono le 24:30 esatte quando il concerto ha fine. Repentino esco dal locale per compiere il tragitto verso casa. Questa volta la differenza non è legata all'abituale stanchezza che subentra a tarda sera, dopo che i concerti hanno termine e non rimane altro che far rientro. No, in questa occasione le speranze dell'andata si sono tramutate in palese soddisfazione, dovuta alla consapevolezza di aver vissuto un'esperienza da catalogare tra le migliori di questa comunque ricca stagione concertistica di club che volge al termine.
Stefano Serati
|
 |
|