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ARCADE FIRE
Funeral
(Merge)

Doveroso recupero per quest'album originariamente dato alle stampe nel 2004, che vede la luce dalle nostre parti solo nell'annata in corso (praticamente un caso analogo a quello dei conterranei Dears). Il Canada e la scena di Montreal alla ribalta, ancora una volta. Arcade Fire é praticamente un collettivo al quale ruotano attorno una quindicina di musicisti: il nucleo centrale del gruppo é comunque rappresentato dai coniugi Win Butler e Régine Chassagne, ma la strumentazione utilizzata risulta quantomai varia, giungendo ad includere violini, pianoforte, xilofoni, fisarmonica e chi più ne ha, più ne metta.

L'esito conclusivo di tale mélange si caratterizza per un impatto inevitabilmente denso e corposo, dieci tracce prodotte in guisa spartana ma ricche di valide intuizioni, che si segnalano peraltro per l'ecletticità del suono proposto: all'ascolto dell'opener "Neighborhood #1 - Tunnels" vengono in mente derive new wave di spiccato gusto (Echo & The Bunnymen e Talking Heads, nello specifico), ma non mancano riferimenti più contemporanei (pur sempre legati a certi tipici stilemi 'ottantiani'), come ad esempio il 'rifferama' dei primi Interpol (si ascoltino le varie "Neighborhood #2 - Laika" e "Rebellion/Lies") od ancora i Mercury Rev, persino i Modest Mouse (cfr. "Neighborhood #3 - Power Out", una delle migliori del lotto). E cosa dire della leziosa "In The Backseat", che pare un'outtake dell'islandese Bjork, oppure di "Crown Of Love", che rimanda direttamente all'opera dei citati Dears?

Se a questo aggiungiamo una vena enfatica, epica a tratti, segnata dal vocalismo acido di Win Butler e dagli arrangiamenti talvolta (fin troppo) carichi e surreali, come nel dittico "Wake Up"/"Haiti", che vanno peraltro a convivere  senza soluzione di continuità col minimalismo di alcuni episodi ben più meditativi (le eccellenti sortite elettroacustiche di "Une Année Sans Lumiere" e "Neighborhood #4 - 7 Kettles"), possiamo senza dubbio affermare di essere al cospetto di un'opera complessa, ricercata ed intrigante, che richiede numerosi (e piacevoli) ascolti per essere assimilata al meglio. Non si tratta di un platter innovativo, né di un inarrivabile capolavoro, ma resta l'evidenza di una proposta sicuramente fresca ed ispirata, soprattutto aliena alla banalità imperante nel 'music-biz' attuale. Eccentrici e consapevoli, gli Arcade Fire rappresentano una novità di indubbio calibro.

Michele Dicuonzo

 

 

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