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ARPIA
Terramare
(Lizard)

Ben due lustri separano il precedente "Liberazione" dal nuovo "Terramare", che segna il graditissimo ritorno dei romani Arpia. Attivi sin dalla metà degli anni ottanta e protagonisti di un hard rock (o meglio 'art' rock) tenebroso dalla spiccata attitudine teatrale, Leonardo Bonetti e compagni hanno rappresentato una piacevole anomalia in un panorama musicale spesso e volentieri derivativo e poco ispirato.

Ontologicamente poetico e visionario, il loro approccio musicale si é evoluto col passare degli anni, grazie anche ad un utilizzo dosato ed evocativo delle tastiere. In ogni caso la matrice sonica del gruppo non si é affatto snaturalizzata, conservando le intriganti prerogative degli esordi: una scrittura mai banale, tesa ed avvolgente, ma pronta a schiudersi a repentini cambi di scenario (cfr. l'ottima "Umbrìa"), grazie anche al drumming sofisticato di Aldo Orazi ed alla maestria chitarristica di Fabio Brait, brillante nell'alternanza di arpeggi sognanti e caliginosi riff sabbathiani ("Bambina Regina", "Monsieur Verdoux", la stessa title-track). Una menzione a parte meritano i testi, in italiano, sempre preziosi e ricercati.

Il dualismo tra Terra e Mare, Uomo e Donna, viene rivisitato in questi solchi da una prospettiva sensuale, che consolida il suo apice nelle atmosfere mediterranee di "Rosa" (complice il contributo vocale di Paola Feraiorni), arguta nel portare alla memoria talune estrose intuizioni di Ivano Fossati. Artwork davvero pregevole, mentre la produzione risulta impeccabile: un lavoro eccellente e davvero consigliato a tutti.
Per info e contatti dirigetevi al sito www.arpia.info

Michele Dicuonzo

 

 

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