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CAMILLOCROMO I fiorentini Camillocromo esordiscono con un album godibile e ben prodotto. Il titolo dice già tutto: musica strumentale concepita come ideale viatico per sonorizzare eventuali lungometraggi (ma non solo, giacché il semplice ascolto é in grado di regalare buone vibrazioni). Partendo da una base jazz, i nostri innestano una pletora di forbite influenze che attingono dai 'traditional' balcanici cosi' come dai ritmi sudamericani: fisarmonica, clarinetto e trombe si amalgamano a dovere su una base ritmica brillante e sinuosa, che invita alla danza in tutta naturalezza (si ascoltino al proposito le varie "Carnavao", "Rumbassalire" e "Buco In Uno!"). Altrove, tale vortice sonoro si cheta, lasciando spazio ad ambientazioni più sensuali e vellutate: é il caso della suadente "Barcelona", di "Fine Stagione", o ancora della tenera "Marianinna", che cita nell'epilogo il noto tema di "Brazil". Si argomentava in apertura di 'film immaginari', ed in effetti il respiro di episodi del calibro di "Birillo" o "Vino Annacquato" rimanda a scenari tipicamente felliniani, certificando la versatilità dell'opera dei Camillocromo. Il gruppo ha peraltro già curato le musiche per alcune produzioni cinematografiche in collaborazione con la London Film School. In conclusione, un disco riuscito, forte di un fascino innegabile, a prescindere da qualche ripetizione di temi. Sentiremo sicuramente parlare di questi ragazzi in futuro. Per ulteriori informazioni, contatti e sampler, vi rimando al loro sito internet: www.camillocromo.altervista.org Michele Dicuonzo
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