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DEUS
Vantage Point
(V2)

Quinto album per i belgi dEUS, a seguire quel "Pocket Revolution" di due anni or sono che aveva segnato il ritorno di una delle migliori proposte europee in circolazione dopo oltre un lustro di inatteso silenzio: rock mutante, creativo e raffinato, che vive di pregevoli e talvolta ardite stratificazioni sulla base di un colto retrogusto melodico. Estremamente compatto, tonico e privo di filler, il nuovo "Vantage Point" sorprende in negativo al primissimo ascolto a causa di una produzione piuttosto piatta e 'radiofonica'. Superato pero' l'approccio iniziale, emerge la qualità del songwriting, francamente in grande spolvero e con tutta probabilità mai cosi' 'pop' se comparato alla passata produzione dei Nostri.

Il funk ipnotico e surreale dell'opener "When She Comes Down" cede rapidamente la ribalta alla tensione elettrica, di scuola Noir Désir, dell'ossessiva "Oh Your God", che a sua volta si stempera subdolamente nella dosata ballad "Eternal Woman": un trittico ideale che va a testimoniare il camaleontico afflato stilistico che da sempre alberga la proposta dei dEUS. Spazio quindi al perentorio riff di basso della contagiosa "Favourite Game", doppiata dalla fascinosa "Slow", dal retrogusto progressivo à la Van Der Graaf Generator, e soprattutto al rimarchevole singolo "The Architect", sincopato e kraftwerkiano. La parte finale dell'opera sposa approdi più intimi ("Smokers Reflect", "The Vanishing of Maria Schneider"), con l'eccezione della conclusiva "Popular Culture", luminoso inno che suggella la rinnovata vena di Barman e compagni.

Fautori di un rock 'adulto', che cresce esponenzialmente col passare degli ascolti, i belgi hanno stavolto puntato su una maggiore fruibilità dei loro brani, pur curando in guisa certosina l'impatto dei cori e della sezione ritmica. Il risultato finale é senza dubbio pregevole e vale l'acquisto del platter, davvero prossimo alla perfezione del loro capolavoro targato 1999, "The Ideal Crash": una meritata conferma per un ensemble unico, prezioso ed inimitabile.

Michele Dicuonzo

 

 

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