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DREDG E' incredibile l'evoluzione musicale di questo gruppo statunitense, giunto con "Catch Without Arms" al terzo album, lavoro che riesce, a mio avviso, in campo alternative rock, ad arrivare oltre l'osannatissimo precedente "El Cielo". Arduo fare meglio, e i Dredg lo sanno: decidono quindi di spostare leggermente il tiro (da alcuni anni a questa parte sinonimo dell'abusatissimo termine 'evoluzione'), rendendo più accessibile la loro proposta, non per forza in maniera banalmente commerciale. La qualità, le idee e la competenza furono mostrate nei due precedenti album; non snaturando del tutto il loro sound e tralasciando alcuni passaggi di difficile assimilazione ascoltati su "El Cielo", ora la loro proposta suona, attraverso canzoni molto belle, brillante, fresca e... Luminosa. Al termine dell'ascolto ci si ritrova positivamente distesi (parole di chi abitualmente preferisce il lato oscuro e malinconico dell'universo musicale, nda). Notevole nell'insieme la perizia strumentale della band, mentre emerge e si fa notare, per capacità e intensità di coinvolgimento, la prova vocale. Episodi, canzoni che non vanno citate per non incorrere nell'errore dell'ascolto di singoli brani: il punto è che, per apprezzarlo in pieno, l'album va assimilato per intero, tutto d'un fiato, senza perdersi nell'individuazione delle tracce, giacché i pezzi si susseguono ottimamente con soluzione di continuità. Traducendo in sentimenti il contenuto del disco, si potrebbe benissimo parlare di innamoramento, non relativo ad un altro essere umano, quanto, forse, alla musica stessa, alle emozioni (ribadisco, in questo caso estremamente positive) che sa regalare a chi si abbandona senza indugi a farsi inebriare da essa. Un album che, una volta acquistato, entrerà sicuramente nelle personali classifiche di gradimento dell'anno in corso. Stefano Serati
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