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DREDG El Cielo (Interscope)
Tre anni dopo "Leitmotif", passato quasi inosservato, i californiani Dredg ritornano sulla scorta di un secondo platter (a dir poco) monumentale. Oramai fuori dal calderone del NU Metal modaiolo, i nostri licenziano un album fondamentalmente 'rock', nel senso più ampio del termine: le tentazioni noisy del debutto lasciano il campo a suoni delicati ed emozionali, sorretti da una base ritmica comunque possente e condotti dal vocalismo superbo del magnifico Gavin Hayes, che a tratti riecheggia una sorta di Morrissey in pieno trip cosmico.
Nonostante il titolo ("El Cielo") conceda credito a divagazioni surreali, le tematiche introdotte nei testi risultano quantomeno inquietanti: i successivi rimandi ad una misteriosa 'sleep paralysis' abbondano nel booklet, al pari di una serie di missive terrificanti, che ritornano talvolta intatte nei brani del platter. I Dredg sono oramai più prossimi al melodramma albionico di Muse e Radiohead che alle divagazioni esoteriche dei grandi Tool: si esiti al proposito sulla mirabile costruzione di "Sorry But It's Over", oppure sulla rassegnazione esistenziale di "Same Ol' Road", od ancora sull'attacco centrale della superlativa "A" (cfr. "Watch it esplode, while fragments of ironies examples fly, and hit the shore"), col cantato di Hayes pregno di un'intensità disperata, drammatica, che sconvolge i sensi. Trattasi appena del vertice dell'iceberg, giacché la sequenza di highlights scorre inarrestabile, senza l'ombra di uno iato, tale e tanta la fantasia, la genialità, l'ispirazione che guida i quasi settanta minuti di questo sensazionale album. Il pastiche dei Dredg spiazza continuamente, citando nel volgere di pochi istanti vati ispiratori del calibro di Pink Floyd e Jeff Buckley, per poi annegare il tutto in uno spleen chitarristico degno dei migliori My Bloody Valentine. Neanche tanto paradossalmente, per intensità creativa ed afflato emozionale, non é difficile accostare a questi musicisti l'opera degli ultimi And You Will Know Us By The Trail Of Dead.
"El Cielo", pur nella sua accessibilità melodica, resta comunque disco di densità superiore alla media, che necessita una totale immedesimazione priva di svelare il suo reale spessore: una volta entrato in circolo, l'assuefazione é totale, i connotati della realtà cambiano per tramite delle ossessioni indotte da quelle sequenze di note subdole ed avvolgenti. Un abbraccio micidiale, un affresco conturbante, un'inquietante presenza che si rende quasi palpabile. Semplicemente fenomenali.
Michele Dicuonzo
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