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KATATONIA Al termine della recensione del precedente opus degli svedesi, l'ottimo "The Great Cold Distance", il sottoscritto annunciava la possibilità di novità in sede di songwriting per il prossimo lavoro a venire di Anders Nyström e compagni. A prescindere dalle conferme indirette degli stessi protagonisti, il tutto era peraltro presumibile all'ascolto delle intriganti 'b-sides' "Unfurl" (soprattutto) e "Dissolving Bonds". Manco a dirlo, tali premesse sono diventate realtà, ed il nuovo "Night Is The New Day" brilla in effetti di una luce nuova, come ben testimoniano la presenza fissa di un tastierista aggiunto (Frank Default, alle prese con mellotron e fender rhodes) e la consistenza di un impianto melodico mai cosi' presente nella proposta dei Katatonia. Si esiti, nello specifico, sul retrogusto Porcupine Tree della leggiadra "Idle Blood", ma anche sull'imbastitura progressiva, à la Opeth, della maggior parte delle comunque concise tracce incluse nel disco. Non mancano ovviamente episodi di chiara matrice 'katatonica', come nel caso di "Liberation", quasi un'outtake dell'album precedente, o della sabbathiana e solenne "Nephilim". Eppure l'opera risulta ancora una volta innovativa, ispirata, pregna di un fascino unico, nonché caratterizzata da brani stupendi : l'opener "Forsaker", autentico manifesto della maestria con la quale i nostri manipolano vuoti e pieni sonici, la vibrante "The Longest Year", la suggestiva "Onward Into Battle", la folgorante "The Promise Of Deceit", la complessità geniale di una "New Night", nonché le emozioni toccanti di "Inheritance" e "Departer". Jonas Renkse interpreta il tutto in guisa sublime, sorta di alter ego metallico di David Sylvian, coadiuvato da una sezione ritmica mai cosi' presente e da un chitarrista, il citato Nyström, fulminato da una sorta di estasi gilmouriana. La malinconia che da sempre alberga la loro proposta non é andata perduta, ma si é piuttosto sublimata tra questi solchi in un'epifania tenebrosa ed avvincente al contempo: un oceano di suoni conturbanti, una creatività magistrale, paradossalmente intervenuta in seguito ad una fase di 'blocco creativo' trasformatasi in una riuscita totale. L'ennesimo disco imperdibile di una carriera costantemente in crescendo. Per quanto ci riguarda, senza dubbio alcuno, il miglior lavoro dell'annata in corso. Michele Dicuonzo
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