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KATATONIA
Viva Emptiness
(Peaceville)

Con i Katatonia bisogna sempre attendersi la sorpresa. Vi avevo già raccontato le mie prime impressioni a riguardo del "Ghost Of The Sun" EP, tre track riservate alla stampa e comunque presenti sulla release finale: maggiore dinamica, più aggressività, una rabbiosa reazione alle derive emotive dei precedenti album. Ma l`ascolto completo del nuovo platter rivela un altro particolare prezioso: c`é tanta complessità in più, "Viva Emptiness" é disco `difficile`, ostico, pregno di dettagli che si rivelano esclusivamente in seguito a successivi ascolti. Una mossa rischiosa, che testimonia il coraggio di questo grandissimo ensemble: si cambia ancora, prendendo le distanze dal minimalismo glaciale di "Discouraged Ones", dall`emotività disperata di "Tonight`s Decision" e "Last Fair Deal", il suono degli svedesi si compatta e si asciuga, puntando direttamente ad un cinismo ipnotico e consapevole. Trattasi comunque di un ritorno alle radici, questo é senza ombra di dubbio un album prettamente metal. Ma, chiariamo ogni dubbio, é un metal cangiante e fortemente proiettato nel futuro prossimo.

I wah-wah acidi di "Ghosts Of The Sun" introducono al meglio il nuovo incubo dei Katatonia, supportati da una sezione ritmica scardinante. Meno incline all`auto-compiacimento tragico rispetto al passato, il canto di Jonas Renkse conduce l`ascoltatore nei tortuosi cunicoli della `città di vetro`. "Sleeper" é il perfetto esempio della progressione dei nostri: un incastro di cambi di tempo repentini, fraseggi acustici, zaffate di chitarre urticanti e narrazione paranoica. I ritmi serrati provocano un sentore claustrofobico nuovo alla proposta del gruppo. "Criminals" é stupenda, parte tesa e minacciosa, esplode nel refrain e si chiude con un tema ricorrente nel platter tutto, ovvero una melodia circolare che sembra nascere dal nulla e che stempera la tensione sfumando lentamente (cfr. la sferzante "Will I Arrive", "Burn The Remembrance", oppure la magnifica "Evidence"): é la lezione dei Red House Painters.

Benché le melodie siano un po` celate, quasi subliminali al confronto con "Last Fair Deal", non mancano brani avvolgenti e più pacati: é il caso della lullaby "A Premonition", dal fascino essenziale, del solenne pastiche morriconiano in "One Year from Now" (ove Renkse sollecita un`altra delle sue muse primarie, aka Will Oldham), ma anche della mirabile "Omerta", acustica e forte di un finale tipicamente `katatonico`, che vi lascio scoprire da soli. "Wealth" rappresenta un altro momento di stupore, durissima nel suo riffing à la Meshuggah che va a sciogliersi in sequenze più delicate, prima del trascendente epilogo. La magniloquenza sinfonica dello strumentale "Inside The City Of Glass" chiude i giochi con un tocco di misterico virtuosismo, certificando l`evidenza dell`ennesimo capolavoro degli svedesi. "Viva Emptiness" é disco appassionante, fragile e feroce, ontologicamente morboso, sprezzante nella sua manifesta superiorità: una prospettiva grigia (l`artwork di Travis Smith é `da urlo`) dalla quale ripartire per ridefinire le coordinate del metal moderno (e non solo). Un album, l`ennesimo dei Katatonia, semplicemente imperdibile.

Michele Dicuonzo

 

 

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