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LALI PUNA Faking the Books (Morr Music)
Tre anni di attesa dall'eccellente "Scary World Theory" per poter assaporare il nuovo "Faking the Books": poco meno di quaranta primi che condensano l'attuale ambizione dell'ensemble condotto dalla vocalist Valerie Trebeljahr, ovvero affacciarsi ai piani alti delle chart, come francamente meriterebbero in pieno. Markus Acher (Notwist) continua ad officiare il suo contributo 'chirurgico' e stavolta le chitarre affiorano in guisa pił concreta.
L'effettiva novitą di questo terzo album dei Lali Puna sta probabilmente nella strutturazione degli undici brani qui inclusi: meno minimalismo e pił impatto, la volontą di stratificare maggiormente il flusso sonico al fine di suscitare l'interesse di chi si pone all'ascolto sul margine di ripetuti passaggi. Per il resto, solo certezze: il piglio canoro della Trebeljahr si conferma suadente e carezzevole (la tenerezza infinita della title-track), il sostrato electro risulta ricercato come al solito (cfr. "Call 1-800-Fear") e la cura melodica con la quale sono stati assemblati i vari episodi é rimarchevole (si ascolti il mirabile refrain di "Micronomic", tra gli altri). Per forza di cose, in questi solchi si percepisce un retrogusto Notwist, assecondato a seconda dei casi da qualche spigolositą new wave (cfr. "B-Movie", "Grin And Bear", ma anche l'ispirata "Left Handed") o da qualche leziositą indie-rock (come in "Small Things" o "Crawling By Numbers"). Trattasi con tutta evidenza del lavoro pił risolutamente 'pop' della loro carriera, e la risultanza finale é incredibilmente godibile.
I Lali Puna di oggi paiono un'attualizzazione di certi intendimenti 'shoegaze' dei primi Novanta (qualche riferimento: Slowdive e Chapterhouse) che flirta col 'modernariato' degli Stereolab. Pur evitando le derive sperimentali dei due platter precedenti, "Faking The Books" conferma la buona vena che li accompagna sin dagli esordi. Un album di imponente spessore: il miglior pop attualmente disponibile, in attesa del prossimo Notwist.
Michele Dicuonzo
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