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NOTWIST Ben sei anni separano questa nuova sortita dei teutonici Notwist dal precedente ed acclamato "Neon Golden": un lasso di tempo importante, decisivo in termini di carriera, che ha suscitato numerosi interrogativi sul futuro di questo promettente ensemble. E l'ascolto attento di "The Devil You + Me" chiarisce effettivamente una buona parte di questi dubbi: messo da parte il 'glitch pop' luminoso del loro capolavoro, i fratelli Acher si orientano verso sonoritą pił organiche, dimesse ed ombrose. Manca, in altri termini, l'equivalente di una "Pilot" tra questi solchi, il singolo imparabile in grado di mettere tutti d'accordo, e spesso e volentieri il songwriting si evince introverso, le melodie mancano di immediatezza. Una sorta di 'suicidio commerciale' annunciato, per certi versi, con tanto di vaghi rimandi alla musica concreta ed taluni torbidi arrangiamenti orchestrali ("Where In This World", "Your Alphabet") ad annunciare la depressione incombente. Eppure non mancano i riferimenti alle pagine pił ispirate dei Nostri, come ben testimoniano (ottime) tracce del calibro di "Gravity" o "Boneless". E del resto anche il retrogusto electro radioheadiano risulta pił dosato, ma pur sempre peculiare. Quello che é cambiato é l'approccio complessivo, dettato dalla volontą di restare nell'ombra, assumendo un basso profilo pił prossimo alle premesse espressive dei Lali Puna. Si spiegano cosi' gli accordi vaporosi, ą la My Bloody Valentine, di "Good Lies", o i sentori cold wave della suggestiva "On Planet Off". In definitiva, i Notwist hanno deciso di non rifare lo stesso disco, quello che gli ha regalato il successo di critica e pubblico, e di esplorare ulteriormente i confini del loro universo sonico. La cura certosina riservata ai dettagli spiega in guisa eloquente il paziente lavoro di assemblaggio che hanno effettuato in questa occasione, e la produzione si conferma all'altezza. Certo, la presenza di qualche brano interlocutorio (la title-track, "Hands On Us") certifica l'evidenza di un platter ineguale, ma la qualitą di un lavoro di transizione dei Nostri resta in ogni caso di gran lunga superiore alla media delle uscite di questi primi mesi dell'annata in corso. E quindi l'album resta consigliato. Michele Dicuonzo
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