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NOTWIST
Neon Golden
(City Slang)

Ben quattro anni separano il nuovo capolavoro dei teutonici Notwist del seminale, ed incredibilmente sottovalutato, "Shrink". Complice l'inestricabile matassa di progetti paralleli ai quali questi quattro musicisti si sono votati (citiamo giusto Lali Puna e Console, ma la lista sarebbe di una lunghezza impressionante), i Notwist hanno finito per centellinare le loro release, che peraltro, dal terzo platter in poi, si sono segnalate per qualità ed ispirazione di rilievo assoluto. Gli esordi in chiave hardcore/metal dei primi anni novanta sono oramai lontanissimi, e la loro commistione di rock ed elettronica rappresenta quanto di più eccitante e compiuto é possibile ascoltare al momento. Più compatto rispetto al diretto predecessore, "Neon Golden" non lesina in ogni caso le usuali delizie alle quali l'ensemble ci ha piacevolmente abituato, ovvero l'inarrivabile sussurro vagamente malinconico del magnifico Markus Acher, il rumorismo dosatissimo, i propulsivi cut-up chitarristici, i sobri drappeggi di tastiere wave, il soffio sensuale e raffinato dei fiati, per una musica semplice ma sofisticata, minimale ed incredibilmente accattivante al contempo.

Irresistibile, in questo contesto, il singolo "Pilot", un brano illuminante che vi si stampa nella memoria e che vi ritroverete a rievocare negli istanti più inattesi. E, del resto, in quest'opera non c'é un episodio 'minore' neppure a cercarlo: si pensi alla bellezza della title-track, un magnetico raga country (!) che si stempera in un finale sintetico, oppure all'incedere insinuante di "Pick Up The Phone", al lieve esotismo di "Solitaire". Persino quando un parallelismo con gli ultimi Radiohead diventa ipotesi palpabile (cfr. "This Room"), emerge quel rigore tutto tedesco, quel senso della misura e dell'equilibrio sonico (la lezione dei Can) che é in grado di fare la differenza: non c'é traccia di autoindulgenza tra questi suoni, non ci sono orpelli superflui o velleità 'progressive', tutto é calibrato al millimetro, dritto al cuore, all'essenza delle cose.

E' questa probabilmente la prerogativa che fa dei Notwist la squadra da battere, il miglior collettivo possibile, che va ad ergersi a protagonista di una musica meravigliosa ed inafferrabile. A chiudere, le deriva sognante di "Consequence", con la sua preghiera pacatamente disperata, "Ipnotizzami, amore mio, paralizzami". E la memoria corre impazzita ai Ride di "Nowhere", quasi tredici anni fa, all'incanto agghiacciante di quel reiterato "Paralyzed, paralyzed, paralyzed" che marchiava a fuoco l'epilogo dell'omonima traccia, un attimo prima dell'avvento dello straziante feedback chitarristico, giusto un istante prima dei funerei rintocchi di pianoforte che suturavano implacabilmente lo sperdimento. Perché dinanzi a tanto fulgore, al ghiaccio infuocato, non si puo' che restare basiti. Attoniti. Paralizzati, per l'appunto.

Michele Dicuonzo

 

 

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