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NOVEMBRE Materia (Peaceville)
"Wish I Could Dream It Again..." contiene più idee e soluzioni di quante ne siano state utilizzate da altre band in un'intera carriera. "Arte Novecento" spiazzò e affascinò per mezzo della decisa sterzata nella proposta. "Classica" mostrò cosa sono in grado di fare con il supporto di una label importante. "Novembrine Waltz", dalla gestazione travagliata, contiene canzoni di una rara bellezza ed intensità. "Dreams D'Azur", risulta rilettura del debutto da parte di una band matura. Questo un breve sunto della discografia pre-"Materia".
Nella recensione non si citeranno altri nomi: i Novembre suonano come i Novembre. Stop. Gli ingredienti utilizzati per la forgiatura del sound sono legati ai componenti del gruppo: le trame melodiche delle chitarre di Carmelo Orlando e Massimiliano Pagliuso sono egregiamente rette dalla batteria di Giuseppe Orlando. I problemi con la Century Media, precedente label, si acutizzarono in un periodo di incomprensioni interne che minarono l'equilibrio stesso della band. Si ruppe qualcosa tra Carmelo e Massimiliano. L'amore per la musica e la consapevolezza di ciò che fu creato in passato sanarono i malintesi; in pista più forti che prima, dal contratto siglato con la blasonata Peaceville a "Materia" il passo è stato breve.
Come suonano i Novembre nel 2006? Il sound, apparentemente, si è asciugato. Numerosi ascolti, come si conviene ad un album di pregio, rivelano di volta in volta nuove chiavi di lettura. Le malinconiche ed intense trame chitarristiche rimangono il trademark, il drumming di Giuseppe è sempre perfetto. Ciò che balza immediatamente all'orecchio è l'ennesimo passo in avanti compiuto dalla voce di Carmelo: dove lo screaming si fa timidamente da parte, relegato a pochi, incisivi, passaggi, guadagna notevolmente l'emozionante cantato in italiano, concettualmente legato all'incedere della musica.
L'opener "Verne" e la successiva "Memoria Stoica/Vetro" ben rappresentano l'attuale corso. Entrambe si sviluppano come delle ottime rock song per poi, a metà, stopparsi e ripartire con crescendo eterei; la voce cambia simultaneamente regime e lingua, dal ritmico e cadenzato inglese si passa al caldo e toccante italiano. Scorrono i brani e si evince che, in sostanza, la scelta di puntare sull'ottimo cantato pulito fa apparire la proposta, nell'insieme, più vicina all'universo rock che a quello metal, perlomeno se paragonata alla frangia death, alla quale, su "Materia", sono state voltate le spalle. I brani sono facilmente distinguibili, dotati ciascuno di un'identità, ricchi di caratterizzanti scelte sonore. Un magnifico ritorno; lasciate agire senza inibizioni il penetrante sound novembrino, non ne trarrete altro che benefici.
Stefano Serati
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