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PORCUPINE TREE Un biennio separa la nuova creatura discografica dei Porcupine Tree dal precedente (ed interlocutorio) "Deadwing": un lasso di tempo piuttosto breve, nel quale comunque i Nostri hanno trovato modo di dare alle stampe il DVD "Arriving Somewhere...", oltre che inanellare un'interminabile serie di date dal vivo. Steven Wilson, 'mastermind' della formazione, ha peraltro officiato nel secondo tomo dei Blackfield, di recente pubblicazione. Una bella mole di lavoro alle spalle, insomma, che si concretizza oggi in "Fear Of A Blank Planet", disco decisamente 'logico' nella struttura e discretamente ispirato in ambito compositivo. 'Logico', poiché i quasi venti primi di "Anesthetize", traccia centrale e cruciale dell'intero platter, rilanciano in pompa magna la primigenia vena 'progressive' dei PT per tramite di una suite equilibrata ed ambiziosa, che cresce in guisa brillante alternando scenari per certi versi noti, suggellati da un epilogo particolarmente evocativo. 'Ispirato', giacché la perla "Sentimental" risulta un classico istantaneo nel repertorio wilsoniano, mentre la nostalgica "My Ashes" saprà certamente sedurre i fan della prima ora. Persino la title-track, che ricalca la struttura di "Deadwing", suona più nervosa e coinvolgente, laddove la conclusiva "Sleep Together" sorprende piacevolmente nelle sue fioriture elettroniche (non avrebbe davvero sfigurato su un caposaldo del calibro di "Ultra", dei ben noti Depeche Mode). "Fear Of A Blank Planet" cerca dunque, ancora una volta, il punto di equilibrio tra le 'radici' prog e la 'svolta' metal (che ha grandemente contribuito all'esposizione mediatica attuale dei Nostri), e lo trova talvolta con successo. Cio' non toglie che talune sferzate heavy lasciano ancora quello sgradevole retrogusto di 'copia/incolla' che aveva inficiato il comunque brillante "In Absentia": non ce ne sarebbe bisogno, ma ogni tanto Wilson tende a spingere sull'acceleratore quando basterebbe mantenere un'andatura regolare. La quadratura del cerchio é evidentemente difficile, ma il talento dei Nostri é tale che anche questo disco merita senz'altro un attento ascolto. Non siamo ai livelli di un "Lightbulb Sun" o "Stupid Dream", per intenderci, ma persino un album 'medio' dei PT vale la spesa. Questione di classe indubbiamente superiore rispetto alla pur nutrita concorrenza nel settore. Michele Dicuonzo
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