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PORCUPINE TREE
In Absentia
(Lava)

Album importante per i Porcupine Tree di Steven Wilson, che va a seguire quel "Lightbulb Sun" (non prendendo in considerazione le varie raccolte di materiale 'inedito' uscite nel frattempo) che era riuscito a far breccia nel cuore del Grande Pubblico, con tanto di vendite finalmente soddisfacenti. Non sorprende, pertanto, l'evidenza che il disco recuperi complessivamente il mood del platter precedente o dell'altrettanto valido "Stupid Dream": sono i Porcupine Tree della 'svolta canzone', tali da privilegiare l'approccio melodico rispetto agli esordi psichedelici.

Ed é difatti la melodia beatlesiana a reggere le sorti di "In Absentia", per tramite di tessiture vocali davvero superbe, coadiuvate da un lavoro alla sei corde di squisito fascino. Non confonda il riff zeppeliniano che introduce l'opener "Blackest Eyes": trattasi solo di una momentanea infatuazione hard (che, attezione, lancia comunque un segnale importante per il proseguo del platter) subito riassorbita da un refrain impeccabile. Le quattro tracce seguenti rappresentano lo zénith del disco, sulla scorta della delicatezza di "Lips Of Ashes" e "Trains", ma anche del turbine contagioso di "The Sound Of Muzak". Merita una nota a parte la splendida "Gravity Eyelids", forte delle superbe linee vocali di un Wilson in gran spolvero.

Il sintomo 'hard' di cui si argomentava in apertura riaffiora peraltro in "Wedding Nails" e "The Creator Has A Mastertape", quasi a voler mettere in risalto quella coloritura heavy in grado di contentare i metalhead che seguono la band da qualche disco a questa parte: pessima idea, giacché trattasi delle composizioni meno ispirate (nonché vagamente calligrafiche) di "In Absentia" tutto. Decisamente meglio fanno "Heart-Attack In Layby" e la conclusiva "Collapse The Light Into Earth", che abbassano ritmi e volumi riportando i PT ai livelli che gli competono.

In definitiva, molte luci e poche ombre in un album tale da confermare lo status di primo piano degli albionici: le prime cinque canzoni bastano (ed avanzano) per giustificare l'acquisto del disco. Platter in ogni caso più solare, rilassato, rispetto al teso "Lightbulb Sun", e che pare segnare il ritorno alla tranquillità interiore del mentore Wilson, nonché la ritrovata consapevolezza di forza e spessore da parte dell'ensemble. Il consiglio, se mai ce ne fosse bisogno, é quello di investire senza alcuna esitazione.

Michele Dicuonzo

 

 

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