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RPWL World Through My Eyes (Inside Out/Audioglobe)
Come da perfetto compendio di precisione teutonica, i bavaresi RPWL sfornano il loro quarto album, che va a seguire quello "Stock" di cui si era detto un gran bene (almeno negli ambienti underground) un paio di anni fa. Dalle nostre parti sono praticamente sconosciuti, ma chissą che il famoso 'word of mouth' non giovi alla loro causa, come nel caso dei Porcupine Tree (non a caso, decisamente prossimi ai nostri in alcune ambientazioni soniche). Sveliamo subito l'arcano chiarendo che questi giovani tedeschi guardano musicalmente ad uno dei miti degli anni Settanta (ed oltre), ovvero i Pink Floyd. Il chitarrista Karlheinz Wallner deve aver studiato nei minimi dettagli l'arte di riprodurre i gemiti gilmouriani, ed i suoi compari non sono da meno con i rispettivi strumenti. Eppure, sarebbe riduttivo argomentare di mera band clone.
"World Through My Eyes" sciorina difatti possenti groove ipnotici dal retrogusto orientale (l'opener "Sleep", baciata da un bridge di grande suggestione), refrain dinamici (la subdola "Start The Fire"), melodie ariose e oniriche (la stupenda "Roses", interpretata da un Ray Wilson in stato di grazia), ballad malinconiche di stampo Coldplay ("Everything Was Not Enough", che sfiora i nove primi) ed ancora sperimentazioni etniche di discreto gusto (la lunga title-track). Ovviamente, non manca qualche comparsata simil-progressive d'annata ("Sea-Nature" e "3 Lights", a tratti davvero troppo autoindulgenti), ma bisogna stare al gioco, poiché la classe non manca davvero a questi ragazzi, capaci di chiudere i conti con una "Bound To Reach The End" particolarmente emozionante. Preso atto del carisma del vocalist Yogi Lang, non resta che certificare la complessiva riuscita di album che farą proseliti tra i cultori di sonoritą settantiane, ma non solo. Il clima sognante e mistico che avvolge l'opera dei RPWL rende questo loro nuovo lavoro particolarmente gradevole: se in futuro sapranno limare le lungaggini che talvolta inficiano la loro scrittura (la seconda parte dell'opera perde qualche punto), questi teutonici sono attesi da una carriera di grido. Disco, in ogni caso, consigliato.
Michele Dicuonzo
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