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SPOCK'S BEARD Octane (Inside Out/Audioglobe)
Spero di sbagliarmi, ma ho l'impressione che gli Spock's Beard si stiano cacciando in un brutto guaio. Già quel "Feel Euphoria" del 2003 aveva annunciato una fase di transizione, ma il nuovo "Octane" fa per certi versi anche di peggio, nel senso che certifica la crisi di un ensemble che non pare in grado di reagire alla fuga del leader e vocalist Neal Morse. Non che il disco manchi di buona volontà: produzione scintillante, tecnica strumentale indiscutibile, varietà di temi... Quello che pero' viene meno sono proprio le canzoni in grado di 'lasciare il segno'. Nel tentativo di mischiare le carte del loro sound, sempre meno progressivo e più prossimo a certo A.O.R. sofisticato, i nostri perdono in coesione.
Come spiegare una partenza tesa ed ombrosa ("The Ballet Of The Impact"), seguita da una ballata à la Bon Jovi ("I Wouldn't Let It Go", tutta roba già fatta). "Surfing Down The Avalanche" é bella tosta e finisce per ricordare certi Soundgarden (o i Brad più duri, fate voi), mentre "She Is Everything" pare fare il verso ai vecchi Asia. "Climbing Up That Hill" e "There Was A Time" mi hanno detto davvero poco, mentre le evoluzioni à la Dream Theater di "NWC" e la discreta "The Planet's Hum" riescono se non altro a scaldare l'atmosfera. Di rito la ballad "Watching The Tide", ma ci sono troppi 'fillers' per giustificare un album cosi' esiguamente ispirato. In questi casi urge una pausa di riflessione: gli Spock's Beard hanno bisogno di ritrovarsi e di fare il punto, perché su questa strada (a mio modesto avviso) si finisce solo sulle radio FM americane. Se poi é quello che cercano, gli auguro comunque buona fortuna.
Michele Dicuonzo
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