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STEFANO IANNE Il precedente lavoro di Stefano Ianne, "Variabili Armoniche", recensito su queste pagine dall'ottimo Simone Ungaro, aveva suscitato entusiasmo e stupore all'atto dell'ascolto. "Elephant", diciamolo subito, é senza dubbio il suo degno successore. Il compositore padovano, coadiuvato dall'orchestra "I Pomeriggi Musicali" diretta da Valter Sivilotti e da turnisti del calibro di Rolf Hind (pianoforte), Simone D'eusanio (voilino elettrico) e UT Gandhi (percussioni), si conferma nell'occasione distillando con grazia ed intatto fervore quel minimalismo contemporaneo che contraddistingue la sua visione musicale. La proposta di Ianne rimanda all'afflato romantico del mai troppo lodato Michael Nyman, non disdegnando le intuizioni creative di un autentico fuoriclasse come Philip Glass, nell'ambito di un'architettura sonica che si nutre di pregiate stratificazioni sinfoniche e reiterazioni ossessive e suadenti. Musica 'colta', quindi, e pertanto 'popular' nell'accezione più ortodossa del termine, giacché si nutre di sensazioni universali e stimola un responso emotivo naturale e sincero da parte di chi si pone all'ascolto. "Elephant" sublima difatti un viaggio profondamente umano, esitando tra sensazioni antitetiche e complementari come l'esaltazione e la malinconia, la gioia e la rassegnazione. Il pathos che abita queste composizioni risuona intatto per tutta la durata dell'opera, senza alterarne la fruibilità. Senza dubbio, una prova di grande classe, la colonna sonora di un lungometraggio che non vi resta che immaginare. Michele Dicuonzo
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