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THE DEARS No Cities Left (Bella Union)
Lo abbiamo gią affermato in precedenza, ma vale la pena di ripeterlo nuovamente: difficile inventare qualcosa di nuovo in campo musicale nel terzo millennio; una delle varianti oramai disponibili é quella di rielaborare quanto gią fatto in passato in nuove forme, con la volontą di preservare in ogni caso un minimo di originalitą. "No Cities Left" é il secondo platter dei canadesi The Dears (da Montreal, attivi sin dal 1995): il primo tomo "The End Of A Hollywood Bedtime Story" é da considerarsi (almeno dalle nostre parti) come 'non pervenuto', eppure 'l'hype' di turno ha cominciato a farsi strada e la proposta dell'ensemble é affiorata in superficie. Le influenze d'uopo sono importanti, per certi versi ingombranti: gli albionici Smiths (si ascoltino al proposito le intriganti "Lost In The Plot" e "Don't Lose The Faith"), ma anche i pił recenti Blur, Pulp e Divine Comedy. E non solo. Il leader di colore della formazione nord americana, Murray Lightburn, che 'scrive e dirige' l'album, non ha nascosto la sua ammirazione per Gainsbourg e chi vi scrive si azzarderebbe a segnalare anche la musa dei Tindersticks, non foss'altro che per certi decolli sinfonico/orchestrali presenti in buona parte delle tracce qui incluse.
Pop 'da camera' noir e apocalittico dall'inflessione tipicamente britannica, dunque, caratterizzato da sottili risonanze gotiche ed arrangiamenti magniloquenti (l'eccellente title-track), coadiuvato dalla presenza di strumentazione inusuale (fisarmoniche e flauto, tra gli altri) e da spiccati accenti melodrammatici. Eppure tutto risulta fortemente credibile, sia per la scrittura mai banale, pronta ad immolarsi sulla scorta di imprevedibili saliscendi ("Expect The Worst/'Cos She's A Tourist", graziata da un finale sognante), ma anche per il fascino sottile e ricercato sprigionato dalla totalitą degli episodi dell'album (niente riempitivi, insomma!). Si argomentava in precedenza di quel malcelato 'french touch' in grado di far lievitare, in taluni ambienti radiofonici, le quotazioni dell'opera: quando Lightburn é assecondato dal contributo canoro dell'avvenente tastierista Natalya Yanchak (cfr. "Never Destroy Us" e "22: The Days Of All The Romance"), gli anni Sessanta sembrano davvero dietro l'angolo. Detto questo, la qualitą di "No Cities Left" non puo' essere messa in discussione: certe soluzioni soniche potrebbero apparire autoindulgenti, ma sono da considerarsi comunque inscindibili nell'ottica globale dei Dears, che puntano necessariamente ad un impatto teso e grandioso, dal retrogusto epico e teatrale, intriso di un crepuscolare 'mood' metropolitano. Un album dal fascino magnetico, che cresce esponenzialmente col passare degli ascolti, in grado di regalare soddisfazione. Seppur dato alle stampe negli ultimi mesi dello scorso anno (il platter vede la luce in terra italica proprio in questi giorni), possiamo tranquillamente considerarlo come il primo grande disco del 2005.
Michele Dicuonzo
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