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VERVE Forth (Parlophone)
Strana storia quella degli albionici Verve, ensemble di talento sovente in crisi di ego, tanto da sciogliersi e riformarsi per ben due volte a prescindere dal crescente successo di pubblico e critica. Dagli esordi shoegaze dell'ottimo "A Storm In Heaven", alla svolta vibrante di "A Northern Soul", sino al plebiscito planetario di "Urban Hymns", Richard Ashcroft e compagni hanno saputo concretizzare le loro ambizioni evitando le cadute di stile plateali. La breve carriera solista del vocalist ha peraltro reso meno del dovuto, ed eccoli dunque di nuovo in pista sulla scorta di un quarto album senza dubbio riuscito.
Ritrovato il dotato chitarrista McCabe, il combo sciorina un'impeccabile opener del calibro di "Sit And Wonder", preziosa ed avvolgente, subito doppiata dal ritmo implacabile e radio-friendly del singolo "Love Is Noise". Il meglio del platter é in ogni caso svelato nel dittico "Judas" e "Numbness", tracce che rimandano agli esordi dei nostri, sensuali e psichedelici. Le affascinanti "Columbo" e "Appalachian Springs" confermano tale illuminata tendenza, mentre la lunga "Noise Epic" concede le briglie sciolte alle pił ardite sperimentazioni lisergiche del lotto. E se "Rather Be" suona decisamente prossima all'Ashcroft solista, "I See Houses" e "Valium Skies" concretizzano il trademark dei Verve, pur non facendo gridare al miracolo.
In definitiva, un ritorno che, per una volta, non delude le attese, lasciando una buona impressione globale: corroborato da una produzione di gran lusso e dalla ritrovata vena dei musicisti in questione, "Forth" consolida l'evidenza di una band di indubbio calibro, a prescindere dal prevedibile riscontro commerciale di massa.
Michele Dicuonzo
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